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Il premier: temo le regionali
"Non solo con i radicali, in futuro dovremo allearci con tutti i minori, dai pensionati ai consumatori".
Berlusconi pessimista con i senatori. Incontro con Pannella
Nuovi contatti tra Radicali e centrosinistra. Fassino vede Capezzone. Colloquio telefonico tra la Bonino e D´Alema

• da La Repubblica del 17 febbraio 2005, pag. 25

di Barbara Jerkov

ROMA - «Per le elezioni politiche i sondaggi ci danno in testa da due a quattro punti sul centrosinistra. Le regionali, ecco, quelle preoccupano di più...». A sera, a porte chiuse, davanti ai suoi senatori, Berlusconi per la prima volta confessa quella verità che i sondaggi riservati gli hanno rivelato da giorni e che fino a questo momento in pubblico aveva sempre negato. E cioè che il voto di aprile si profila per la Casa delle libertà come una sconfitta annunciata. Sicura appare al momento solo la riconferma di Formigoni in Lombardia e Galan in Veneto. Il Piemonte di Ghigo, il Lazio di Storace, la Puglia di Fitto sono in bilico. Le regionali «preoccupano», appunto.

Hotel Minerva, a poche centinaia di metri dal Senato. Il Cavaliere ha convocato tutti i senatori della maggioranza per spiegare loro che sulle riforme istituzionali bisogna accelerare. Lo ha promesso a Bossi: la devolution dev’essere legge costituzionale prima del voto, altrimenti la Lega ricomincerà a mettersi di traverso su tutto. Di qui il brusco stop in commissione, dove la riforma seguiva il suo corso regolare, per essere trasferita su due piedi direttamente all’esame dell’aula di Palazzo Madama. Fini ha visto ieri pomeriggio il ministro leghista Calderoli e gli ha assicurato il via libera di An. Nel quartier generale Udc non sollevano obiezioni. Certo, così facendo, c´è il rischio di produrre una riforma non proprio perfetta.

Pazienza, dice Berlusconi. «Questa riforma istituzionale modernizza lo Stato e non presenta pericolosità», spiega ai senatori perplessi, «entrerà in vigore fra dieci anni e in ogni caso sarà possibile migliorarla nella prossima legislatura con quegli elementi che ci indicherà l´esperienza stessa». L´importante, li incalza il premier, è stare compatti. Guai a chi darà ancora l´immagine di divisioni.

«Da qui al 2006», detta, «se ci sono problemi fra noi, li si risolve a porte chiuse, basta lavare i nostri panni sporchi in pubblico. Gli italiani se vedono la coalizione compatta e coesa ci daranno fiducia altrimenti no. Quindi, uno per tutti e tutti per uno». Il motto è d´effetto, certo, ma la preoccupazione del leader appare evidente. «Per le regionali», dice ai suoi senatori, «dovrete tutti dare una mano, lo farò anch’io». Come, non precisa. Resta la sensazione che in realtà il Cavaliere non intenda scendere personalmente in campo per una competizione che, come ha dichiarato ieri sera, «preoccupa».

Ad amareggiarlo, la tenacia con cui gli alleati si ostinano a non voler allargare la Cdl ai Radicali o alla Mussolini. «Dobbiamo superare queste resistenze, il sistema bipolare ha sue ragioni», spiega Berlusconi. «Perché il bipolarismo non è bipartitismo», insiste, «l´utilità marginale è importante, in futuro altro che chiuderci, dobbiamo entrare nell’idea di allargarci a tutte le formazioni minori, le associazioni dei pensionati, dei consumatori... tutti quanti, insomma. E poi, certo, a quel punto serviranno regole interne per evitare che un partitino dello zero virgola qualcosa in questa Cdl allargata possa avere diritto di interdizione. Dovremo stabilire regole che facciano funzionare la coalizione in base a maggioranze qualificate, magari prevedendo un "nocciolo duro" dei partiti fondatori il cui voto pesa di più...».

Discorsi di là da venire, va bene, ma che la dicono lunga sull’ansia che agita il presidente del Consiglio quando si comincia a parlare di alleanze e allargamento. Ieri mattina è tornato a vedere Pannella. Uscendo, il leader radicale parla di «incontro positivo». Novità concrete, però, niente. Capezzone intanto va a trovare Fassino, D´Alema sente al telefono Emma Bonino. E a tarda sera Pannella annuncia novità dal fronte opposto: «Da parte dell’Unione ci è stato un manifesto tentativo di aprire un dialogo sollecitato da noi tutti i giorni, hanno preso l´iniziativa di cercarci».

 



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