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A rischio l'accordo tra Berlusconi e Pannella
E' polemica sulla data del referendum, i radicali trattano con Fassino.Vertice con gli alleati del Presidente del Consiglio: l'Udc resta contraria all'alleanza per le regionali.

• da La Stampa del 19 febbraio 2005, pag. 9

di Ugo Magri

Silvio Berlusconi vede sfumare, ora dopo ora, l'accordo elettorale con Marco Pannella. Sconta l'ostilitĂ  della Lega ma soprattutto dell'Udc, dove Rocco Buttiglione e Carlo Giovanardi minacciano il diavolo a quattro. Per non doverne affrontare le ire, il premier pare rassegnato alla prospettiva di perdere le elezioni regionali (secondo i sondaggi nelle sue mani, il voto radicale si annuncia decisivo in Lazio e in Piemonte). Pannella ha capito l'antifona, e difatti la sua attenzione si volge a questo punto soprattutto sull'altro fronte, dove può registrare l'appoggio convinto dei Ds e di Piero Fassino in particolare, che ieri sera l'ha pure chiamato al telefono. Ormai “tutto dipende da Romano Prodi”, spiega il segretario radicale Daniele Capezzone. Una cosa è certa: se qualcuno, nella Casa delle liberta, scommette sul fallimento della trattativa con l'Unione, rischia di perderla malamente.

 

Il Cavaliere insiste a mostrarsi fiducioso. “Stiamo continuando a lavorare”, ha informato ieri i cronisti, con Pannella s'e parlato la mattina e la sera. Ma a complicare la trattativa, giĂ  di per se ingarbugliata, ci si e messa la querelle sulla data dei referendum sulla procreazione assistita. E' saltato fuori, infatti, che Berlusconi potrebbe non essere in grado di mantenere la promessa fatta nelle settimane scorse ai Radicali, quando garantì che stavolta non sì svolgeranno sotto il solleone, con gli italiani in spiaggia. Le difficoltĂ  sono state illustrate dal ministro dell'Interno, Beppe Pisanu, a una delegazione di referendari composta da Antonio Del Pennino, Rita Bernardini e Lanfranco Turci. In maggio dovranno svolgersi alcune elezioni comunali in Sicilia e Sardegna. Trattasi di Regioni a statuto speciale, che fanno un po' il comodo loro. Senonchè per legge i referendum debbono svolgersi in una domenica in cui non sono previste altre votazioni. Dunque, se le comunali fossero domenica 15 maggio, sarebbero preclusi quel giorno e domenica 29 (per via dei ballottaggi).

 

Obiettano i radicali che in quel caso i referendum si potrebbero fare il 22, e che comunque sì dovrebbe procedere all'incontrario: prima il governo fissa la data dei referendum, e poi le due Regioni si adeguano. “Ne parleremo in Consiglio dei ministri”, ha promesso Pisanu. “Anche su questo stiamo lavorando”, ha confermato il premier. Intanto pero resta il punto interrogativo. Come se non bastasse, ieri sera Berlusconi ha visto i vertici della Chiesa italiana, in occasione della ricorrenza (considerata luttuosa in campo laico) dei Patti Lateranensi.

 

Di date referendarie il premier giura che non si e parlato, però lasciando l'ambasciata italiana presso la Santa Sede ha tenuto a sottolineare che “mai c'e stata una tale sintonia” con i Sacri Palazzi d'Oltretevere, dove tra parentesi si teorizza l'astensionismo sul referendum. Difficile che i Radicali di tale sintonia senza precedenti possano dirsi entusiasti. Il fatto che Berlusconi l'abbia dichiarata, viene colto come un segno premonitore.

 

Si era sparsa ieri sera la voce, ripresa in alcuni lanci di agenzia, che il premier avesse bocciato il «Nespolum» (così viene chiamata, dal nome del proponente Nespoli, la proposta di riforma elettorale che il centrodestra si appresta a varare). In particolare, secondo questa versione circolata dopo un summit di Forza Italia in via del Plebiscito, Berlusconi sarebbe contrario a sostituire il meccanismo attuale della doppia scheda con quello di una scheda unica. Fonti molto vicine al Cavaliere smentiscono tuttavia con forza. Pare sia andata come spesso accade nelle riunioni intorno alla mensa imbandita di Palazzo Grazioli: il padrone di casa ha fatto un giro di orizzonte in cui ciascun commensale, tra una pietanza e l'altra, ha detto la sua. Qualche voce ha sostenuto il Nespolum, richiamando i soliti sondaggi dov'e stimato in 35-40 seggi il guadagno che ne deriverebbe per la Casa delle libertà; altri invece avrebbero suggerito di concentrare la riforma elettorale nell'abolizione dello scorporo, un congegno che alle scorse elezioni fece perdere dieci seggi a Forza Italia. La disanima s'è trascinata fino al caffè, ora in cui Berlusconi ha congedato tutti, rinviando ogni decisione alla prossima settimana.



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