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ROMA - Oltre 100 personalità del mondo culturale, scientifico e politico hanno costituito un Comitato a favore dell’astensione. Insomma, Capezzone, cresce il fronte di chi vuol far fallire i referendum sulla fecondazione assistita. «A questi amici vorrei inviare alcuni doni come augurio di buon lavoro. Manderò loro gli esiti dei referendum passati sulle questioni di coscienza e poi una recente ricerca dell’Eurispes da cui emerge che il 70% della popolazione è favorevole ai quesiti, percentuale confermata anche tra i credenti».
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Vuol dire che i cattolici non seguiranno le indicazioni della Chiesa?
«Il teologo Pietro Prini, nel suo libro "Lo scisma sommerso" che è il mio terzo dono ai membri del comitato, racconta che sui temi inerenti le libertà personali i credenti si comportano in modo opposto ai dettami d’Oltretevere. Quando si parla di Chiesa si intendono sempre le gerarchie vaticane, ma la Chiesa è anche la comunità dei credenti, il sensus fidelium che parla di un popolo cattolico liberale capace di distinguere tra legge morale e legge giuridica, tra peccato e reato. Sono grato al Corriere che ha dato voce ai cattolici del sì, persone diverse tra loro come don Verzé e dom Franzoni, che sono maggioritarie rispetto alla comunità dei fedeli ma ferocemente marginalizzate».
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Questo comitato risponde alle sollecitazioni del presidente della Cei Camillo Ruini. Le sembra un’ingerenza?
«Ciascuno faccia quel che ritiene di fare. Mi auguro, però, che non si tenti a ogni costo di chiudere un dibattito che fa solo bene al Paese, perché non è vero che esiste una lacerazione tra laici e cattolici».
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Le posizioni del Vaticano in passato come hanno influenzato le battaglie sulle libertà personali?
«I numeri parlano chiaro. Nel 1974 il 59% votò contro l’abrogazione della legge sul divorzio, nel 1980 con l’aborto finì addirittura 80 a 20. Sarà così anche questa volta, prevedo un 70 a 30. Il fatto è che tanto più le gerarchie vaticane si accorgono che il popolo dei credenti va in direzione diversa da quella da loro indicata, tanto più si irrigidiscono e cercano di imporre certi comportamenti, anche attraverso l’occupazione dei media. Ma in Italia i credenti hanno sempre votato dalla parte delle libertà perché hanno sempre saputo distinguere tra le opinioni personali e la necessaria laicità delle leggi dello Stato».
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Silvio Berlusconi ha detto che i rapporti con la Santa Sede sono eccellenti. Teme che possa cedere alle pressioni del Vaticano e fissare a giugno la data del referendum?
«Il premier ha smentito che la data sia già stata decisa e io mi attengo alle sue dichiarazioni. Sono lieto che abbia detto che comunicherà il suo voto solo dopo essersi recato alle urne, perché questo mi autorizza a pensare che non si asterrà . Anche Prodi ha detto che andrà a votare e ne sono ugualmente lieto».
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