L’OPERAZIONE, tra il disperato e il cinico, dei radicali, di offrirsi a quale dei due grossi pachidermi è disposto a pigliarli in groppa, mi pare una novità tempestiva in questo grigiore da smog immobile che simula di essere un fermento pre-elettorale.
Senza la solennità di voce del «Grande Pan è morto» di Plutarco, la sorprendente trovata radicale annuncia una volta di più, a chi voglia intendere, la fine, nella pratica democratica italiana, delle ideologie. Morte da un pezzo, ma coi becchini timorosi di seppellirle definitivamente.
Un certo parallelismo con altre epoche si può vedercelo. All'epoca dei re, le ideologie non c'erano: il re decideva con chi stare. In Italia avevamo la tradizione sabauda dei salti di campo secondo la convenienza. Nel 1914 il generale Cadorna si era rivolto al re: -Maestà , ma contro chi devo preparare l'esercito? Contro la Francia o contro l'Austria-Ungheria?- I radicali sono un po' dei Cadorna che aspettano un segnale regio da troni molto più incerti del sabaudo di allora, con la differenza che non hanno un esercito, surrogato però da idee, offerte a chi ne è in forte penuria, una buona ragione per comprarne.
L'anti-ideologia radicale è risentita nei due campi post-ideologici - ma tuttora armati di mitragliatrice franco-prussiana e di modello 91 nella persuasione che il consenso della gente che vota sia sempre orbo, abitudinario e corrispondente all'applausometro di piazza – come un pericolo. Si mettono un triplo asciugamano di spugna sugli occhi quando si tratta di baratri ecologici e di minacce islamiche, ma gli corre un brivido pensando che imbarcare quegli originali naufraghi famelici e attivissimi potrebbe aprirgli prima o poi una falla nello scafo.
Sono un cavallino di Troia, sia di qua che di là : lo hanno percepito ex democristiani, leghisti, ex comunisti, e meno, stranamente, i comunisti di etichetta vigente. Non si può ancora dire se la loro opposizione al cavallo votivo prevarrà , è possibile. Resterà là , tuttavia, facendo echeggiare interminabilmente i cori invariabili della radio radicale che separano le trasmissioni.
Sostituire le idee e l'immaginazione alle ideologie non può essere che un bene, un sollievo, un ossigeno a degli asfissiati da una politica di scemenza allucinata. Lì, perdere grosso, perdere un carico di derrate verminose via via meno vendibili, è immolarsi per salvare, sradicando almeno la corruzione mentale che è più deleteria di quella mafiosa, la finzione democratica nelle lotte civili. Benvenuto il succhiello che perfora la barca, e il cavalluccio di Troia purché, una volta insinuatosi dentro le mura, non si faccia tappare la pancia da posti e avamposti di riguardo apparente. Perché l'incendio deve scoppiare, le ideologie devono bruciare, questi avanzi di XIX e XX secolo sono dei brucolacchi contagiosi in cui bisogna conficcare intrepidamente il palo.