Â
Il voto finale sulla dichiarazione politica, che, occorre ricordarlo esplicitamente non contiene il mandato per la negoziazione di una Convenzione contro la "clonazione umana", rappresenta chiaramente la netta divisione di impostazione e governo che esiste tra quegli Stati che consentono, tramite regole scritte, la clonazione terapeutica, come il Belgio, il Regno unito, il Giappone e la Corea del sud, e quelli che ritengono di dover proibire il progresso della scienza negando la possibilità della ricerca di cure per milioni di malati.Â
Â
Sebbene in decine di paesi la ricerca sulle cellule staminali embrionali sia praticata e regolamentata per legge, su insistenza del fronte proibizionista si è ritenuto inopportuno separare nettamente la clonazione riproduttiva da quella terapeutica nel tentativo di imporre una visione della scienza subordinata ai diktat della Chiesa cattolica, mai tanto presente e attiva alle Nazioni unite come in questa circostanza.Â
Â
E' evidente che una dichiarazione che viene adottata da neanche il 50% dei 191 Stati membri dell'ONU, né dalla maggioranza dei presenti al momento del dibattito, è priva di qualsiasi autorevolezza e marca solamente una posizione ideologica dettata da credo religiosi piuttosto che dalla necessità di "proteggere la vita umana" come si legge nel testo.
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â