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Pannella: stop a sciopero della sete quandro vedrò fatti
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3 aprile 2005
• Da una nota ANSA delle 16.24 letta a Radio Radicale.
''Quando smettero' lo sciopero della sete? Non lo so. So solo che voglio fatti concreti, non segnali, e che nella lotta per l'amnistia prima che il Papa morisse sono stato sconfitto dal 'Generale weekend'''. Lo afferma Marco Pannella, che da ieri ha scelto ancora una volta un'estrema forma di protesta per chiedere un'amnistia per tutti i reati commessi entro la fine del 2004. Il leader storico dei Radicali ''prende atto'' dell'apertura su un gesto di clemenza manifestata alla Radio Vaticana dal presidente del Senato Marcello Pera. ''Ma ora - rileva - vorrei sapere se il presidente della Repubblica lancera' un segnale, che cosa faranno il presidente del Consiglio, il presidente della Camera ed i leader dei partiti. Perche', a questo punto, e' necessario passare dagli auspici agli impegni veri''. ''E' indubbio - ammette Pannella - che contro l'amnistia esistano mille motivi; io stesso sono un sostenitore dell'indulto. Ma sarebbe stato importante che il provvedimento di clemenza fosse giunto prima della morte del Papa che lo aveva chiesto, a ragione, in occasione della sua visita al Parlamento italiano e che, in quella occasione, aveva incassato gli applausi generalizzati di quei politici che oggi ostentano deferenza nei suoi confronti. E del resto, a Roma per 1.500 anni e' stata tradizione che alla morte del Papa ci fosse l'amnistia''. Pannella, poi, si scaglia contro la legge ex Cirielli sulle prescrizioni, che definisce ''una amnistia strisciante di classe riservata a chi si puo' pagare l'avvocato bravo''. E, a questo proposito, snocciola dei dati: ''Le prescrizioni sono passare da 285 mila nel 2001 a 375 mila nel 2004, e nel 2004 si e' sicuramente andati oltre il milione. Per non parlare della situazione dei suicidi nelle carceri: dietro le sbarre ne avvengono diciannove volte quelli che si verificano fuori. Di questo non si puo' non tener conto. E poi ci vuole coerenza: non si puo' rinviare alle riforme di struttura una realta' determinata dal fatto che la maggior parte delle detenzioni sono anticostituzionali e causano sofferenze ed un costo umano inaudito''.
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