Ho chiesto a “Punto Informatico”, cioè alla intelligenza indubbia e palesemente aperta di chi “Punto Informatico” dirige e fa, di aiutarmi a rivolgermi a chi sta lottando da tempo in relazione a quanto la Unione Europea rischia di disporre in sede legislativa su brevettabilità del software. Ringrazio quindi “Punto Informatico” per la ospitalità .
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Forse qualcuno ricorderà – anche grazie alla informazione che in proposito ne diede proprio questa testata telematica – come feci scoppiare il caso Harry Potter, e come in proposito grazie all’Avv. Iuri Maria Prado battei in Tribunale addirittura la scrittrice più ricca del mondo, l’autrice – appunto – della saga del maghetto.
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Sono non solo intenzionato, ma ormai pronto a riprendere e rilanciare quella battaglia, ma mi interessa a proposito della mobilitazione in corso ora esprimere alcuni pensieri. Mi piacerebbe che chi vive di Rete e in Rete fosse Sensibile non solo alla libertà dai brevetti, ma anche alla libertà di espressione di quel miliardo di umani che oggi ha accesso a Internet, a una rete mondiale in cui chi vi entra non ha alcuna garanzia se non quelle derivanti dalla sua cittadinanza o dal territorio in cui qualche macchina è ospitata. La rete ad oggi non ha esteso libertà e democrazia, tanto che addirittura due giganti americani come Google e Yahoo censurano i loro clienti (ripeto: censurano i loro clienti se hanno gli occhi a mandorla).
Sarebbe una metafora perfetta, se non fosse una realtà crudissima. Io sono cieco, e quindi ho problemi grossi a navigare in rete se non vengono rispettate alcune regole in certi siti.
Se fossi un navigante in mare e ci vedessi avrei problemi gravi se natanti in giro se ne infischiassero dei codici della navigazione. Per lo più i natanti in mare non se ne infischiano, stante che esiste, per l’appunto, un diritto della navigazione.
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In rete non esiste un diritto della navigazione. Tanto non esiste che due gigantesche aziende come Google e Yahoo si fanno cinesi, cioè scelgono la censura. Un cinese che volesse cercare liberamente informazioni, con Google o Yahoo, sul Panchen Lama, per dire, o su Wei Jingsheng, non troverebbe nulla, subirebbe la censura operata da queste enormi aziende americane. Ma il censurato da chi va a pretendere il ripristino dei suoi diritti? Dal giudice cinese? No, figuriamoci. Da quello americano? Ma no, stiamo parlando di territorio cinese, e le aziende americane seguono il diritto cinese. E allora, allora, la libertà di Internet, il motore di libertà (quale Internet è indubbiamente) dove sta? Sta forse fuori del diritto, per il semplice motivo che un diritto non c’è?
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Temo il problema sia questo. Io sono cieco, e ho per questo un punto di vista certo decurtato e gravemente, tuttavia tale da assicurarmi qualche vantaggio. Credo che noi disabili si possa essere uno strumento formidabile per assicurare diritto agli altri. A noi serve la certezza di un codice della strada, della navigazione effettivo e cogente, onde essere certi che si possa navigare e circolare in rete anche noi. E vediamo che la rete e le nuove tecnologie potrebbero consentire che per la prima volta nella storia della umanità un ambito di interazione e dialogo e decisione può non escludere nessuno, proprio nessuno: mai accaduto prima. Questo può o meno essere assicurato alla rete, ma diciamo senza esagerazioni al mondo intero. I disabili che non siano più esclusi hanno bisogno di norme che nella rete tutta impongano regole di accessibilità ; lo stesso, proprio lo stesso, vale per chi se usa la rete va a finire in galera. E’ troppo sperare che chi come voi si batte per la libertà di software si batta pure, o almeno tenga d’occhio pure il fatto che la rete ha bisogno, oggi, di regole che la facciano finita con la censura e la galera?