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Perché gli Usa anti-staminali non avranno mai la loro legge 40
La legislazione federale non può invadere il campo dei moral issues

• da Il Riformista del 30 maggio 2005, pag. 6

di Massimo Teodori

È istruttivo il dibattito sulle cellule staminali che si sta sviluppando nelle istituzioni statunitensi, dapprima in Stati importanti come la California e ora al Congresso federale di Washington in dialettica con il presidente Bush. La Camera dei Rappresentanti ha approvato con una maggioranza trasversale formata dalla maggior parte dei Democratici e da un notevole settore dei Repubblicani (238 voti contro 194) una proposta di legge che consente di finanziare con fondi federali la ricerca sulle cellule staminali ricavate dalla distruzione di embrioni. Se la proposta dovesse passare al Senato, come probabilmente aceadrà, Bush opporrà il veto esercitando le prerogative del Presidente con il blocco della legge e il suo rinvio al Congresso per un ulteriore esame. Tale procedura è usuale nel processo legislativo statunitense, anche se l'attuale Presidente finora non l'ha mai azionata. La Presidenza e il Congresso sono poteri divisi che si controbilanciano: il Presidente può bloccare con il veto leggi approvate da una maggioranza non larghissima del Congresso, e i due rami del legislativo possono bocciare le iniziative del Presidente con la semplice maggioranza dei propri membri. 

Quel che qui interessa è il contenuto della legge sulle cellule staminali. Infatti non si tratta di una legge che dà indicazione sui limiti della ricerca o stabilisce proibizioni come potrebbe pensare il distratto osservatore italiano fuorviato dalle vicende di casa nostra. La legge approvata in un ramo del Congresso riguarda esclusivamente il finanziamento federale della ricerca sulle cellule staminali con obiettivi terapeutici nel proposito di allargare i limiti posti da un decreto presidenziale che finora consentiva il fmanziamento di Washington solo per ricerche su determinate linee di staminali embrionali. Per essere ancora più chiari sulla logica che presiede al rapporto tra Stato e un moral issue, anche oggi che alla Casa Bianca siede un Presidente cristiano fondamentalista, va notato che le regole e i limiti imposti per legge riguardano esclusivamente le contribuzioni finanziarie pubbliche, cioè gli investimenti decisi a nome della comunità nazionale dai poteri legislativo ed esecutivo. 

Nell'ottica americana sarebbe impensabile una legge come la nostra, la 40/2004, sulla procreazione assistita che impone all'intera comunità nazionale quelle che sono impostazioni di carattere etico-religioso indicate solo da una parte, per quanto importante, dei cittadini. In generale la legislazione federale statunitense, che fa testo e prevale su quelle dei singoli Stati, assai difficilmente entra con il passo pesante nel campo dei cosiddetti moral issues, tra cui oggi il più importante è quello delle cellule staminali. La tradizionale diffidenza degli americani verso il potere di intervento dello Stato in materie di libertà personale, di diritti civili, e di preferenze esistenziali, familiari e sessuali fa barriera anche contro gli assalti condotti dai gruppi fondamentalisti come quelli che hanno appoggiato la rielezione del secondo mandato del Presidente Bush. 

Si è soliti ripetere che la società americana è tra le più religiose del mondo occidentale e che la politica ne è fortemente influenzata. L'osservazione sicuramente fondata necessita tuttavia di precisazioni. Occorre distinguere in maniera netta il peso e l'influenza che le fedi  esercitano nella società, nella cultura e nell'esperienza civile americana, e il modo in cui si configura il rapporto tra le chiese (intese come denominazioni) e lo Stato. Il dibattito tra i diversi punti di vista anche religiosi è molto aspro nella società americana, dove peraltro convivono felicemente una pluralità di comunità di credenti in fedi diverse insieme a non credenti. Ma non appena si considera il ruolo dello Stato - cioè delle legislazioni e dei poteri esecutivi - il muro di divisione tra, da una parte, le chiese, le dottrine e i valori religiosi e, dall'altra, le istituzioni pubbliche è solidissimo. 

Il primo emendamento costituzionale (1790) “Il Congresso non potrà porre in essere leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione o per proibirne il libero culto…” seguita dopo oltre due secoli ad avere effetto su tutto ciò che riguarda il rapporto tra morale e diritto. Così, per quanto riguarda la ricerca sulle cellule staminali, la discussione nell'opinione pubblica è forse ancora più cruenta di quella che ha luogo in Italia, ma si arresta rigorosamente alle soglie della legiferazione che riguarda soltanto la misura del finanziamento pubblico. Per il resto la ricerca nelle mani dei ricercatori e delle imprese è assolutamente libera anche se sottoposta alla deontologia e ai limiti che la stessa comunità scientifica pone sempre a se stessa. 

E’ una strana idea quella secondo cui se lo Stato non prescrive quanti embrioni possono essere impiantati nell'utero di una donna o da dove le cellule staminali devono essere tratte si arriverebbe subito al tanto reclamizzato Far West. Questa attraente immagine cinematografica, tuttavia, non ha cittadinanza negli Stati Uniti. La comunità scientifica, con le sue regole, i suoi organi e la sua consolidata tradizione opera un controllo di merito sui limiti che la ricerca deve porsi in un campo così delicato e innovativo come quello bio-genetico e sulle responsabilità entro cui ciascun ricercatore deve operare. La stessa utilità di operare con questo o quel tipo di cellule staminali è tuttora un dibattito aperto su cui, però, la legge federale non mette bocca. I legislatori sono chiamati a decidere solo se il denaro dei cittadini deve o non deve essere impiegato a fini di ricerca, così come, tempo fa, gli elettori della California furono chiamati a pronunziarsi sullo stesso argomento per quel che riguardava la destinazione dei fondi dello Stato con un risultato positivo per il finanziamento. Del resto l'opinione pubblica amcricana è largamente favorevole a tenere aperte i percorsi di ricerca sulle cellule staminali: un recente sondaggio registra il 53% contro il 43% della popolazione favorevole a minori restrizioni nelle ricerche sulle cellule staminali degli embrioni, e una percentuale ancora maggiore di medici (76%) che considera tale ricerche moralmente giustificate e scientificamente nccessarie. 

Ma la questione che vorrei sottolineare è il rapporto tra diritto e morale e come si configura in un paese in cui le esperienze religiose sono così intrecciate con le esperienze civili. Le responsabilità, le regole e i limiti che devono essere - ovviamente - posti nelle grandi questioni riguardanti gli interessi collettivi, i diritti e doveri individuali e le visioni etiche difficilmente formano oggetto di deliberazioni legislative. La tradizione americana rifugge dal tutto Stato e dal suo interventismo anche in questi delicati settori. Se mai, fino ad oggi, tali materie sono state e seguitano a essere oggetto delle sentenze della Corte suprema che, molto più che da noi, fa giurisprudenza. E qui si avverte già la differenza tra uno Stato onnivoro come quello europeo (e soprattutto italiano) e una società nella quale sono centrali i diritti individuali. 

I rapporti familiari, le discriminazioni sessuali, i diritti della donna e dei minori e via elencando sono tutte materie di pertinenza costituzionale in gran parte sottratte alla usuale legiferazione federale anche se, non raramente, gli Stati cercano di dire la loro, spesso contestati da sentenze della Corte suprema quando si spingono in proibizioni anticostituzionali. Il caso dell'aborto è significativo perché può fare intravedere quel che potrebbe accadere anche nel caso in cui la libertà di ricerca sulle staminali dovesse domani finire alla Corte suprema su iniziativa di qualche gruppo bigotto ed oltranzista. Tuttora la materia dell'aborto è trattata in maniera abbastanza "liberale" in seguito ad alcune sentenze  storiche che hanno fatto argine anche all'aggressività dei gruppi cosiddetti pro life che inutilmente hanno cercato di ribaltare le linee guida dettate nel 1965 dal caso Griwold e applicate nel 1973 al caso Rose vs. Wade 

Dapprima la Corte affermò il diritto costituzionale alla privacy ribaltando una legge del Connecticut che proibiva gli anticoncezionali. Fino ad allora la privacy era stata tutelata solo rispetto alle intrusioni dei giornalisti. Da quel momento fu affermato che «il concetto di libertà protegge quei diritti personali che sono fondamentali», incluso il diritto alla privacy, «nei rapporti coniugali e all'interno della casa maritale». Nel 1973 quello stesso principio fu applicato al diritto costituzionale ad interrompere la gravidanza, e da allora sono cadute le diverse leggi degli Stati volte a restringere o a proibire totalmente il diretto di scelta della donna (pro-choice). 

Ho voluto richiamare la vicenda dell'aborto che, tra molti contrasti, è sul proscenio della società americana da molti decenni in quanto contiene dati significativi che potrebbero ripresentarsi anche sulla questione delle cellule staminali. Primo, nelle materie che implicano scelte individuali con implicazioni etico-morali, negli Stati Uniti è assai difficile che vi possa essere un'imposizione della mano pubblica con una legge ispirata a particolari credenze religiose. Il primo emendamento lo vieta espressamente. Secondo, è altrettanto difficile che la mano pubblica possa proibire attività umane affidate alle scelte individuali o alle responsabilità di particolari comunità con le loro regole deontologiche come quella  scientifica. Terzo, lo Stato interviene in simili matene controverse non per prescrivere comportamenti ma solo per incentivare o disincentivare con il finanziamento, a nome e per conto dell'intera comunità nazionale. Quarto, le decisioni sulle questioni più controverse che in qualche modo implicano i diritti individuali sono sottratte alla legge della maggioranza e sono rimesse alla Corte Suprema che ha per principale funzione quella di fare da cane da guardia dei diritti della persona. 

Il dibattito sulle staminali è attualmente in pieno corso. Dietro al presidente Bush premono i gruppi religiosi fondamentalisti che hanno contribuito in maniera militante alla sua rielezione. Ma nonostante il fatto che gli integralisti vogliano assottigliare la separazione tra chiese e Stato sembra difficile che possano andare oltre al blocco dei finanziamenti federali per mano del Presidente, come è stato minacciato in questi giorni. La tutela della libertà di ricerca ad opera dei privati e del diritto delle scelte individuali resta connaturata con la tradizione liberale americana. Del resto la comunità scientifica americana esercita anch'essa un'influenza sull'opinione pubblica e non è disponibile a subire restrizioni che farebbero perdere agli Stati Uniti quel primato nella ricerca e nello sviluppo di programmi volti a migliorare la vita dell'uomo. Il grande pericolo non solo per la ricerca sulle staminali ma anche per altri diritti individuali e libertà d'altro tipo potrebbe venire da una Corte suprema profondamente modificata con l'immissione di nuovi giudici di nomina presidenziale di tendenza ultra-conservatrice e ultra-bigotta. Ma tutto ciò, per ora, è solo materia di speculazione.



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