Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
dom 30 apr. 2017
  cerca in archivio   NOTIZIE RADICALI
Si lasci riposare in pace Benedetto Croce

23 giugno 2005

di Luigi Castaldi

Da qualche tempo in qua, i liberali che sono sempre stati liberali avvertono un leggero disagio. Anzi no, hanno un fastidio. In effetti, a dirla come veramente è, non è neppure un fastidio: è una contrarietà, un’irritazione. Anzi, diciamo le cose come davvero stanno, ai liberali che sono sempre stati liberali, ultimamente girano le palle. Solo che, trattandosi di veri liberali, e cioè di galantuomini fin troppo tolleranti, essi tollerano. Quanto? Fin troppo. Ciò che in essi provoca il detto rotatorio turbamento non è tanto il fatto che a dare lezioni di liberalismo, oggi, siano dei sedicenti liberali usciti appena un quarto d’ora fa dal Pci o dal Msi, quanto il fatto che tali lezioni siano fin troppo spesso sgangherate sfilze di spropositi, di travisamenti e – quel che è peggio – di citazioni estrapolate dai classici liberali con il Black & Decker.


I liberali, quelli che sono sempre stati liberali, ci restano ogni volta di stucco: questi Ferrara, questi Adornato – si chiedono – stanno cercando di mistificare o al loro Bignamino manca qualche pagina? Com’è, per fare un esempio, che di Benedetto Croce ripetano e ripetano solo quel suo “non possiamo non dirci cristiani”, distorcendone il senso fin quasi a farci credere che Benedetto Croce fosse un sagrestano? Avranno letto quell’opuscoletto al quale quella frase fa da titolo o, appunto, ne avranno letto solo il titolo in qualche indice? Lo sanno che Benedetto Croce fu un fiero oppositore del Concordato? Avranno letto quel suo discorso al Senato del 24 maggio 1929 nel quale appese al chiodo dell’opportunismo la fetida mistura di doppia ragion politica che lì inaugurava la categoria detta clericofascista?


“Il pensiero moderno, adulto e robusto, sfida simili assalti o velleità d’assalti, e osserva ironicamente che i chierici stessi hanno bisogno di attingere dai suoi tesori di sapere e dai suoi metodi e dal suo costume quel che loro serve per non fare meschina figura nella letteratura e nella scienza e nella vita sociale” e qui schiamazzi dai seggi allora occupati dai fascisti, come oggi accadrebbe da quelli occupati dai senatori di Forza Italia, di An, della Lega e del Cdu, se un altro Benedetto Croce dicesse quel che disse Benedetto Croce. “Il pensiero moderno, adulto e robusto…”, quello che non sta genuflesso di fronte a un dogma, né a un concetto di natura imbrigliato nelle teleologie del Magistero; “… sfida simili assalti o velleità d’assalti…”. Quali? Andiamo al capoverso precedente a quello della nostra citazione: “… il risorgere in Italia dello stato confessionale, che porga il braccio secolare al Santo Uffizio e riaccenda i roghi, o che dìa validità all’Indice dei libri proibiti, o risottometta l’educazione della gioventù ai concetti gesuitici”. Anche qui – appunta il cronista parlamentare – “rumori vivissimi” dai seggi zeppi di fascisti. Oggi, dai seggi zeppi di senatori di Forza Italia, An, Lega e Cdu arriverebbero a Benedetto Croce insulti del tipo “nichilista” e “relativista”; un Adornato o un Ferrara lo redarguirebbero per il suo “becero anticlericalismo” – e quel che è più divertente – gli ricorderebbero che “non possiamo non dirci cristiani”. Con sussiego spocchioso aggiungerebbero “come diceva Benedetto Croce”.


“Il pensiero moderno […] – risponderebbe Benedetto Croce, quello vero, non quello mistificato da Adornato o da Ferrara – osserva ironicamente che i chierici stessi hanno bisogno di attingere dai suoi tesori di sapere e dai suoi metodi e dal suo costume quel che loro serve per non fare meschina figura nella letteratura e nella scienza e nella vita sociale”. E’ il clero che, “per non fare meschina figura”, ha bisogno di attingere alla modernità: non la modernità a dover attingere da un clero che ancora una volta, come un tempo, ci sconsiglia di leggere questo o quel romanzo, definisce “contro natura” questa o quella pratica sessuale, vorrebbe che si “risottometta l’educazione della gioventù ai concetti gesuitici”. Ohi, sia chiaro, tutto questo secondo Benedetto Croce: per noi va tutto bene così com'è in questa Italietta bella di metà 2005, quasi godiamo quando Marcello Pera da Radio Vaticano ci dice “noi dovremmo superare il timore di diventare clericali”. Però, sommessamente consiglieremmo, citassero Joseph De Maistre, Julius Evola, Oswald Spengler, Leo Strauss... Si lasci riposare in pace Benedetto Croce, che con Ferrara, Pera, Adornato non c'entra assolutamente niente, povero buon vecchio.



IN PRIMO PIANO







  stampa questa pagina invia questa pagina per mail