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Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare

23 settembre 2005

di Luigi Castaldi

Faccia pure i debiti scongiuri chi avendone a cuore il buon fine ritenga indispensabili i rituali, ma il “progetto strategico”, “la creazione di un nuovo soggetto politico di alternativa laica, liberale, socialista, radicale” che aveva raccolto il pressoché unanime consenso al Comitato nazionale dei Radicali italiani di appena due settimane fa (Roma, 9-11 settembre 2005), pare andare proprio a gonfie vele. La mozione colà approvata recitava che “questa iniziativa non può limitarsi ad un tentativo elettorale” e, al momento, anche se sono ancora da venire alcuni indispensabili e delicati passaggi, pare proprio che non si tratti dell’ennesimo infelice pastrocchio pre-elettorale all’italiana, bicicletta, triciclo o quant’altro, iatture da 2 + 2 = 3.
La Convenzione tenutasi a Fiuggi dal 23 al 25 settembre, infatti, si è aperta con
la presentazione di un documento di ingresso che annunciava: “I Socialisti Democratici italiani, l’Associazione Coscioni, Radicali italiani e la Federazione Giovanile Socialista hanno intrapreso un percorso comune per la costruzione di un nuovo soggetto politico”. La “cosa” ha ancora il nome provvisorio che già da qualche settimana era appuntato sulle agende in casa socialista e in casa radicale: “progetto Fortuna-Blair-Zapatero”. Di qua e di là non era mancato chi avesse storto il muso perché il trinomio pareva abborracciato. Scorrendo il capitolo “Una comune memoria per un  comune futuro” del documento d’ingresso, avrà potuto fugare l’allucinazione di un Boselli e di un Pannella intenti a confezionare – assistenti Intini e Capezzone, Cappato e Villetti – un Frankenstein nel quale avesse a fargli specie questa gamba o quel braccio, il Blair troppo poco “compagno”, lo Zapatero quasi niente “amerikano”. Avrà letto i riferimenti a John Stuart Mill e Franklin Delano Roosevelt, il muso avrà ripreso forma. E, seguendo il corso del fiume, avrà riconosciuto gli affluenti: Gaetano Salvemini ed Ernesto Rossi, Piero Gobetti e Luigi Einaudi, i Rosselli ed Eugenio Colorni, Guido Calogero e Piero Calamandrei, Mario Paggi, Norberto Bobbio, Altiero Spinelli, Bruno Zevi, Loris Fortuna. D’un lato, il “rigetto di un’impronta marxista o di stampo statalista che ingabbi o mortifichi gli ‘animal spirits’ del capitalismo; [l’] accettazione dell’economia di mercato come necessario quadro per la piena valorizzazione della libertà e responsabilità individuale insieme alla messa in opera di politiche sociali; [il] rifiuto di qualsiasi rapporto meccanico tra l’espansione della sfera pubblica e lo sviluppo della democrazia”. Dall’altro, “il sogno della vecchia tradizione socialista non marxista, ‘abolire la miseria’, […] la ribellione civile, fondata sulla responsabilità individuale del cittadino e rigorosamente basata sulla nonviolenza [contro] l’autoritarismo, le oligarchie del potere e i corporativismi che lambiscono e corrodono sovente i fondamenti delle società aperte e libere”. Non poco, nevvero?
Epperò, si sa, è sempre così difficile planare sull’accidentato terreno della prassi dai cieli della teoria, quanti aeroplanini si sono schiantati per mancanza di carburante, per un guasto all’altimetro, per un difetto del carrello e soprattutto perché decollati senza carta di navigazione. Qui, annotati lungo la rotta, si legge di d
ivorzio breve di Pacs, di riforma del testo unico sugli stupefacenti, di facilitazione dell’accesso ai metodi contraccettivi, di libertà di ricerca e procreazione medicalmente assistita sul modello britannico, di testamento biologico; e di legalizzazione, regolamentazione e controllo della prostituzione; di una nuova rete di sicurezza sociale con forme di sostegno che non siano incentivo al lavoro nero; di holding pubblica/privata per la ricerca applicata e sostegno pubblico per la ricerca di base; e del’abolizione del valore legale del titolo di studio; di libertà di istruzione privata senza alcun onere per lo Stato; di riforma in senso liberale delle norme per l’accesso alle professioni; di un’amplia, articolata e capillare politica di e-democracy. Qui si legge di sostegno all’iniziativa della Community of democracies, di messa in discussione di tutti gli accordi con i paesi che non rispettino le clausole su libertà e democrazia, diritti umani e civili; di “armi di attrazione di massa” (attività radiofoniche, televisive e telematiche a favore della promozione globale della libertà e della democrazia); di sostegno alle attività della società civile per la promozione della democrazia in Medio Oriente e in Africa, di lotta alle mutilazioni genitali femminili, di moratoria universale della pena morte; di potenziamento del tribunale penale internazionale; di eliminazione delle barriere ai prodotti agricoli dei paesi in via di sviluppo. ; di ripristino della legalità nel Mezzogiorno a dell’assistenzialismo e organizzazione di servizi efficienti e promozione di infrastrutture utili per la formazione del lavoro e la crescita dell’attività imprenditoriale. E, ancora, di amnistia, di limitazione dell’obbligatorietà dell’azione penale, di responsabilità civile dei giudici, di separazione delle carriere dei magistrati. Di politiche di difesa del territorio, riassetto idrogeologico, prevenzione dei danni da grandi eventi naturali, ecc. Ci avete fatto caso? Non s’è neppure avuto bisogno, fin qui, di scrivere una sola volta “anticlericale”. Che bisogno c’era? Socialisti e liberali saranno anticlericali solo se s’imbatteranno nel clericalismo. Accidenti, su quante cose riescono ad andare d’accordo – se vogliono, quando vogliono – liberali e socialisti!
Ne hanno avuto sorpresa anche i pigri e stanchi media italiani, che fin qui all’operazione congiunta di Sdi e Radicali italiani avevano dedicato tutta la loro
disattenzione, qua e là interrotta da qualche flash malevolo, due o tre sberleffi, due o tre provocazioni. Ecco: per ciò che esce dalla Convenzione di Fiuggi hanno ora come uno scuotersi da quella che aveva tutti i titoli per apparire una sorta di contegnosa sufficienza, come minimo, a chi lavorava al “progetto Fortuna-Blair-Zapatero”. Di contro ai tg di prima sera che ormai non possono più glissare (sarebbe “bucare la notizia”, povera deontologia!), per mero scapricciamento, ci lambicchiamo: e i roboanti veti di Mastella? E tutto quel malessere nella Margherita? Ci lambicchiamo, ora: come potremmo definire il modo col quale la gran parte dei quotidiani nazionali hanno trattato il “caso Della Vedova & c.”? Tanta eccitazione ad un muoversi di fronda e così poco interesse per la gestazione di un nuovo soggetto politico?  Tanta attenzione (troppa, caro Benedetto, pensaci!) a chi cercava, di là, un non-so-che di analogo a ciò che intanto veniva a farsi, s’è detto quanto e quale, di qua? Fossimo maliziosi, e invece siamo ingenui, diremmo che l’informazione ha ciccato.



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