Noi non censureremo Oliviero Toscani e i suoi manifesti pubblicitari di palpeggiamento gay, come ha fatto lo IAP, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, noi non gli daremo questo premio. Non gli daremo la gioia di condannarlo, anche se, secondo noi, in pubblico non ci si palpeggia. Di più: persino la carezza in pubblico diventa palpeggiamento, che è il contrario
della carezza. L’altare della carezza è la discrezione, è lì il suo dominio, o il suo demanio.
La volgarità infatti è il declassamento, l’agire fuori luogo: è l’esposizione di una intimità. Fare pipì, per esempio, non è volgare. Farla in pubblico, sì. E tuttavia, se c’è una persona al mondo che queste cose le conosce perché le ha insegnate, raccomandate e praticate, quella persona è Oliviero Toscani. Come ormai tutti sanno, dai tempi delle sue celebri campagne per la Benetton, l’estetica di Toscani è fondata sull’eccesso, sul rovesciamento dei luoghi comuni, compreso quello che una carezza in pubblico è un palpeggiamento. Toscani abita nell’universo estetico delle frontiere, vive sulla battiglia antopologica, sullo steccato delle distinzioni, è il frontier man della pubblicità. E’ quella la sua risorsa. L’esser uomo del limite è il suo mestiere. Censurarlo dunque significa premiarlo, dargli ragione, fare esattamente quello che lui vuole, cioè fare pubblicità alla sua pubblicità e farla negativamente. C’è infatti un rapporto stretto tra la censura e lo scandalo pubblicitario. La censura è la prova dello scandalo. E Toscani è come Tommaso d’Aquino: quello faceva la summa teologica, questo fa la summa pubblicitaria. E’ lui che ci ha insegnato che la censura è la lepre stanata dal pubblicitario cacciatore, è l’animale appeso alla sua cartucciera. Dunque noi non lo censureremo, perché abbiamo mangiato la foglia. Anzi, a noi quel palpeggiamento ci fa sorridere, come un gioco tra maschi e non come quella sfida che Toscani ha lanciato, perché sa giocare con le cose serie ed essere serio giocando. Del resto, chi ha visto, fosse pure per una volta, la sua allegra faccia rotondamente narcisista di provocatore sa che in questo momento, più ancora che in altri, Toscani se la sta godendo. Intanto perché nulla è più volgare della censura in ordine ai problemi estetico intellettuali, e poi perché un organo di autogoverno della pubblicità è ben più deprimente di un palpeggiamento. La pubblicità di Toscani alla ditta di abbigliamento Rare è stata censurata da un organo che a sua volta andrebbe censurato. Ci piacciono meno del palpeggiamento l’idea che l’estetica possa essere amministrata, che la creatività possa essere controllata, che Toscani si metta a confezionare pubblicità da carosello. Né ci piace che esista un quale CSM corporativo anche nella pubblicità, una specie di circolo del buon senso. Chissà cosa ne avrebbe fatto lo IAP del surrealismo, di Dalì, di Duchamp e della sua macchina da cucire nell’obitorio o dei rasoi che tagliano gli occhi, o di Benetton della “Origine del mondo”, quell’immensa vulva che sta esposta al Museo d’Orsay. L’architetto americano Peter Eisenman, nei luoghi ad alto rischio sismico, progetta e costruisce forme terremotate, edifici che hanno infissi sconnessi, finestre fuori assetto o con la prospettiva inclinata tanto all’interno che all’esterno. Ovviamente sono solidissimi. Ma, se esistesse, l’istituto di Autocontrollo dell’Estetica Lineare proverebbe certamente il voltastomaco. Fortunatamente non esiste. E solo il committente può ordinare di abbattere quei palazzi, non il tribunale della linearità. Allo stesso modo, solo il committente potrebbe oscurare i manifesti di Toscani. Qualche giorno fa la RATP, società che gestisce i trasporti francesi ha tolto dalla metropolitana parigina i poster di due uomini che si baciano, pubblicità di Raimbow Attitude, una mostra dedicata allo stile di vita dei gay. Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe ha protestato “perché le immagini che ritraggono semplicemente un bacio tra due persone non giustificano…”. Delanoe è un bravissimo sindaco, è gay, ed è molto amato dai parigini. Ovviamente anche in questo caso, che è comunque diverso da quello italiano, la decisione della RAPT è molto discutibile e probabilmente Delanoe ha ragione. E però la RAPT come committente, aveva tutto il diritto di non volere quei manifesti in casa propria. Rimane però vero che in un mondo pieno di volgarità, di risse politiche, capelli che ricrescono, e cardinali che fanno partiti, anche i manifesti possono essere, e spesso sono, volgari. Quando capita, è il pubblicitario che ha perso la sua battaglia, perché la gente non si sente attratta, né stimolata, né divertita, né sfidata o scandalizzata dalla volgarità. Oggi infatti la volgarità non scandalizza nessuno. Ce n’è così tanta che ci si limita a uno sguardo infastidito e distratto. E’ la sfida che viene censurata, non la volgarità. E’ il sottosopra che ti mette sottosopra, come quella campagna del ministero francese che cerca di scoraggiare la velocità sulle strade: corpi squartati, bambini sanguinanti, ragazze carbonizzate tra le lamiere. Fanno discutere, e scandalizzano perché hanno successo. Dovesse arrivare anche per Oliviero Toscani il giorno del silenzio; dovesse capitare che nessuno lo censuri più e che la gente si limiti a un’alzata di spalle…ebbene quel giorno Toscani resterebbe solo con la sua barba, a palparsela in pubblico.