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IV Congresso di Radicali Italiani: la mozione generale approvata

Riccione, 1 novembre 2005

IV CONGRESSO DI RADICALI ITALIANI

Riccione, 29 ottobre - 1° novembre 2005

mozione generale approvata dal Congresso a larghissima maggioranza



1. Il IV Congresso di Radicali italiani, riunito a Riccione dal 29 ottobre al 1° novembre 2005, fa propria come occasione centrale, già per i prossimi giorni e settimane, il rilancio in corso del progetto del Partito Radicale Transnazionale, di cui Radicali italiani è uno dei soggetti costituenti.

In particolare, va perseguito e raggiunto, a partire dall'Italia, l'obiettivo -entro il 15 dicembre- di costituire per la prima volta con piene caratteristiche statutarie il Consiglio Generale del PRT, dopo l'affermazione degli obiettivi di valenza storica sintetizzati nella mozione del Congresso di Tirana.

A questo scopo, il Congresso ringrazia i parlamentari italiani che hanno già deciso di iscriversi al PRT, esorta i loro colleghi a far tesoro di questo esempio, e impegna dirigenti e militanti a sollecitare in tal senso tutti i membri della Camera e del Senato.

E' impegno, anche per Radicali italiani, per la vita -e non solo per il protrarsi della sopravvivenza- delle cinquantennali speranze radicali. Senza di che, cioè senza il respiro e la cornice del progetto del Partito Radicale Transnazionale, la stessa vicenda di Radicali italiani, non solo in quanto soggetto costituente del PRT, risulterebbe colpita nella sua propria ragion d’essere.

Per questo, il Congresso -per quanto riguarda Radicali italiani- dichiara aperta per tutti i cittadini la campagna di iscrizione a tutti i soggetti radicali, e sottolinea l’opportunità per ciascuno (con la quota unica di 590 euro) di divenire protagonista sia delle lotte italiane sia di quelle transnazionali del movimento radicale dei diritti umani e civili.


2. Il Congresso saluta l’avvenuta costituzione -da parte di Radicali italiani, Associazione Luca Coscioni, Sdi e Federazione dei giovani socialisti- del nuovo soggetto politico, ispirato a Blair, Fortuna e Zapatero, che vedrà presto impegnate, auspicabilmente, altre forze e personalità di storia e obiettivi socialisti, liberali, laici e radicali, a partire dal soggetto politico guidato da Bobo Craxi.

Questo soggetto politico sceglie (in nome dell’alternanza subito, e per non rendere definitivamente impossibile quell’alternativa di Rivoluzione liberale a cui il movimento radicale non smette di puntare) un’alleanza con il centrosinistra. E proprio perché vuole e sceglie questa alleanza, ritiene necessario che la tradizione, la storia e l’attualità radicale siano accolte dall’Unione come meritano, cioè semplicemente con rispetto e con riconoscimento pieno di diritto di cittadinanza.

Il Congresso saluta l’importante, evocativa scelta, come simbolo del nuovo soggetto politico (proposta contenuta nella relazione di apertura dal Segretario, e fatta propria -nel suo intervento- dal presidente dello Sdi Enrico Boselli) della “rosa nel pugno”, simbolo socialista per antonomasia (come socialisti sono Blair e Zapatero, e come lo era Loris Fortuna), ed attuale emblema dell’Internazionale socialista, e dei Partiti socialisti spagnolo, tedesco, francese.

E’ ora necessario e urgente che, dopo il prossimo Consiglio nazionale dello Sdi, prenda avvio una mobilitazione che porti fisicamente la “rosa nel pugno” nelle piazze e nelle strade, prevedendo al più presto, per quanti lo vorranno, forme di adesione e partecipazione diretta -anche telematica- al nuovo soggetto politico, in vista della campagna elettorale per le elezioni politiche ed amministrative di primavera in cui la “rosa nel pugno” sarà impegnata.

3. In particolare dinanzi all’offensiva integralista, neotemporalista, antiliberale, che è in corso da parte delle gerarchie del clero cattolico, il Congresso ritiene necessaria una chiara iniziativa per il superamento del Concordato tra Vaticano e Repubblica italiana. Non esistono nel mondo esempi in cui le gerarchie di una confessione religiosa da una parte godano di privilegi particolari (Concordato, otto per mille, esenzioni Ici, insegnanti scelti da loro stesse e pagati dallo Stato, straordinaria presenza sugli organi informativi sul servizio pubblico radiotelevisivo), e dall’altra pretendano di intervenire “a gamba tesa” nell’agone politico di quel paese (addirittura, divenendo protagonisti di campagne elettorali -condotte anche grazie ai finanziamenti pubblici di cui beneficiano).

A tutto questo, anche per una piena affermazione della libertà di coscienza dei credenti, il Congresso contrappone la linearità e la chiarezza di un modello che consenta a ciascuno piena libertà di parola e di azione, ma senza privilegi.

4. Il Congresso rilancia per l’immediato, dinanzi ad una situazione di illegalità delle carceri italiane che fa del nostro il paese primatista di condanne dinanzi alle Corti internazionali, la battaglia per un provvedimento di amnistia, per un atto ormai da anni indifferibile, che la “politica ufficiale” italiana ha prima promesso e poi costantemente negato, e che dovrebbe e potrebbe giungere -stavolta- entro Natale.

5. Ferme restando queste lotte, e ribadendo la valenza (anche come base programmatica per il nuovo soggetto politico) dei documenti di ingresso e di uscita della recente “Convenzione di Fiuggi” (a partire dalla lotta per la libertà di ricerca scientifica e di cura, e dall’affermazione di una politica internazionale centrata sulla promozione globale di libertà, stato di diritto e democrazia), il Congresso sottolinea in particolare tre filoni di iniziativa, e impegna gli organi dirigenti a proporli e sostenerli, per incardinare da subito il dibattito nel paese, e farne altrettanti elementi centrali della campagna elettorale e della successiva attività politico-parlamentare degli eventuali eletti della “Rosa nel pugno”:

A. trasformare in legge dello stato i pacs, cancellando discriminazioni odiose, assicurando pari dignità e protezione alle scelte di milioni di donne e di uomini (omosessuali come eterosessuali), e superando una situazione che vede l’Italia unica in Europa (insieme a Irlanda e Grecia, e diversamente da Francia, Germania, Olanda, Belgio, Portogallo, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Lussemburgo, Croazia, Gran Bretagna e Svizzera) a non aver ancora approvato una legge sul riconoscimento delle unioni civili.

B. cambiare di centottanta gradi la rotta sulle politiche in materia di droghe, per un verso depenalizzando e quindi impedendo l’ulteriore colpo di mano governativo con cui si vorrebbe approvare la norma che prevede il carcere per chi sia trovato con otto-dieci spinelli (cioè, potenzialmente, il carcere per centinaia di migliaia, o forse per qualche milione di persone), e per altro verso contribuendo davvero -attraverso la scelta antiproibizionista- ad un reale contrasto alla criminalità organizzata nazionale e transnazionale.

C. incardinare non una generica “riforma” ma -come principio e come direzione di marcia- l’abolizione degli ordini professionali o almeno di larga parte di essi, e di tutti quei ceppi corporativi, protezionistici, illiberali che impediscono al paese di camminare. Per riaprire un’economia chiusa, per sbloccare un paese bloccato, per sconfiggere l’Italia dei monopoli, delle corporazioni, dei privilegi.



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