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La sinistra riformista lo adotta: «Speriamo che vinca»

• da Corriere della Sera del 22 novembre 2005, pag. 2

di Gianna Fregonara

«Voterei comunque laburista, ma con il cuore sto con Sharon». «Ci auguriamo la vittoria di Sharon». «E' l'unica speranza per la pace tra israeliani e palestinesi». «Ha già fatto atti coraggiosi, è un uomo coerente». La sinistra (riformista) italiana «adotta» Ariel Sharon. Il premier israeliano non è più un tabù. Anzi, per qualcuno può essere anche un simbolo, il simbolo della pace. «E' un uomo che ha fatto i conti con la necessità di riconoscere l'esistenza dello Stato palestinese, mi auguro un suo successo perché è protagonista di un'operazione importante», è il giudizio del diessino Umberto Ranieri, ex sottosegretario agli Esteri dell'Ulivo, che apprezza lo «strappo di Sharon dagli estremisti del Likud». Spera che il premier uscente, alleandosi con i laburisti, possa continuare il suo lavoro. E se ha una raccomandazione da fare è piuttosto al leader dell’Autorità palestinese Abu Mazen: «E' importante che adesso anche lui accresca la sua autorità e riesca a contrastare gli estremisti palestinesi».

 

 Ancora più convinto delle buone ragioni di Sharon è Peppino Caldarola, che giovedì insieme a Ranieri, Ottaviano Del Turco, Marco Pannella, Piero Fassino e Fausto Bertinotti sarà tra i protagonisti del seminario «La sinistra e Israele», coordinato da Antonio Polito al Palazzo dell'Informazione a Roma. Per Caldarola, oltre ai meriti di Sharon c'è un altro fatto che «nessuno a sinistra ammetterà mai: la morte di Arafat ha contribuito a questi passaggi così importanti». Lui, se fosse israeliano non rinuncerebbe ad un voto al partito dì Peretz, ma nel suo cuore tiferebbe per un successo dì Sharon.

 

 E' incredulo Ottaviano Del Turco: «Non avrei mai detto che avrei visto una cosa simile: un leader israeliano che passa da bestia nera della sinistra mondiale a unica speranza per la pace in Medio Oriente». Del Turco, quando andò a Gerusalemme come segretario del Psi agonizzante, si sentì rinfacciare da Rabin «i danni incalcolabili di Craxi e Andreotti nei confronti di Israele». Oggi spera in un accordo tra Peres e Sharon: «Non conosco invece Peretz, il leader dei laburisti, ma dubito che la pace sia nelle mani di Histadruth, il sindacato». E' invece Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, ad apprezzare le proposte di Peretz, con cui i sindacati italiani hanno rapporti da anni, e vuole vederlo alla prova. Ma anche lui è più interessato «alla ridefinizione dei confini politici in Israele». Se i sostenitori del nuovo Sharon si contano in quel gruppo dì deputati e intellettuali dell'area riformista che hanno cominciato a leggere in modo nuovo la cronaca del Media Oriente, continuano le iniziative su Israele: domani Fassino, Caldarola e Furio Colombo, con il sostegno di Umberto Eco e Giuliano Amato, annunceranno il rilancio dell'associazione milanese «Sinistra per Israele», dì cui proprio Colombo sarà il presidente. 



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