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Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!

1 dicembre 2005

di Luigi Castaldi

Intorno alla metà di giugno del 1546 a Trento si giunse a conclusione di una disputa che aveva riscaldato gli animi per un mese e mezzo. Vi risparmio i dettagli, ma nell’Istoria del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi (tomo I, libro II, pag. 313 – Einaudi 1974) si legge che “venuto il 17 giugno […] fu letto il decreto di fede co’ 5 anatemismi”, tra i quali quelli “contra […] chi afferma il peccato, che è uno in origine e proprio a ciascuno, trapassato per generazione, non per immitazione, poter essere scancellato con altro rimedio che per il merito di Cristo […] per il sacramento del Battesmo, ministrato nella forma e nel rito della Chiesa; e chi nega che debbiano essere battezati i fanciulli nascenti […] o dice che che sono battezati per la remissione dei peccati, ma non perché abbiano contratto alcun peccato originale da Adamo”. Uscendo dalla trascrizione del testo (che mi ha fatto litigare violentemente con il correttore automatico di Microsoft Office Word), si può dire: 17 giugno 1546, chi si azzarda a mettere in discussione le basi dogmatiche dell’esistenza di un luogo detto “limbo” si becca un anatema. E’ una minaccia che spaventerebbe ogni pecorella, figurarsi chi nel gregge è pecora di un certo peso.

Sicché, quando nel 1984 Karol Wojtyla invita la think tank diretta da Josepf Ratzinger a rivedere la questione, vedremo oltre per quale motivo, in colui che poi sarebbe diventato suo successore c’è come un riflesso istintivo che, correndo attraverso cinque secoli, lo raggiunge e gli intima prudenza: “Personalmente, parlando come teologo e non come prefetto della Congregazione…”. Che, detto da colui che siede sullo scranno che fu del Santo Inquisitore, segnala una finezza in sublime equilibrio tra immarcescibile opportunismo e provatissima obbedienza. Ok, il prezzo è giusto, tipi così non possono che diventare pontefice, o almeno amministratore delegato, o leader di coalizione politica, o – mal che vada – capomandamento di prestigiosa cosca. “Personalmente, parlando come teologo e non come prefetto della Congregazione, lascerei cadere questa che è soltanto un’ipotesi teologica. Si tratta di una tesi secondaria, al servizio di una verità che è assolutamente primaria per la fede e la salvezza: l’importanza del battesimo”. Si eviti di trasalire a quel definire “soltanto un’ipotesi teologica” il sudato compromesso tra la carità di Dio per i colpevoli di solo peccato originario e l’“extra Ecclesiam nulla salus” (che al battesimo si riferisce appunto, non all’obbedienza che rende superflua la libera coscienza); piuttosto, si consideri quanto per Ratzinger, già prima d’esser chiamato a guidare la Chiesa, una determinazione conciliare sia strumento ipotetico di salus. Viene da chiedere: quante altre sono - e quali, di grazia - le “ipotesi teologiche”, fin qui considerate verità indiscutibili, pena un anatema? Potremmo averne un elenco, così il contestarle oggi potrà renderci l’anima più leggera nella speranza che un giorno venga un Papa a dirci “contrordine, figlioli…”?

Bene, avrete capito che qui non si intendeva farvi il sunto della Storia del Limbo – paura, eh? – ma solo mostrare un’inclinazione della Chiesa dal Concilio Vaticano II ad oggi: volgere le correnti della secolarizzazione ad un fine che intenderebbe neutralizzarle, come per una divorante gravità etica. In parole povere: inculturazione della fede, razionalizzazione della Rivelazione, religione ridotta a presidio di valori etici (immutabili), l’anima ridotta a estrapolazione del combinato disposto di persona + esistenza. Già in parte presente con Paolo VI (ma nella drammatica problematicizzazione dello strappo con la tradizione preconciliare); più evidente col pontificato di Giovanni Paolo II (ma non ancora conclamata per l’effetto distornante del suo protagonismo, che faceva fraintendere come tattica ciò che già era strategia); con Benedetto XVI, burocrate promosso a capo, questa strategia si svela, e fulgidamente, cioè con l’aspettativa del vantaggio aggiuntivo da una parallela e supportante campagna di propaganda. La Chiesa un po’ rinuncia a farsi guida verso l’al di là, si offre come antidepressivo nell’al di qua. La sua Dottrina può rivedere l’esistenza del limbo, e a questo punto potrebbe fare altrettanto anche col purgatorio (di cui pure non si fa alcun cenno nei Vangeli). Ecco trenta tra i più rampanti teologi chiamati a Roma per trovare (si troverà, si troverà) un sistema per sistemare (qui il bisticcio è d’obbligo) i bambini morti senza battesimo, richiamando in atto la misericordia di Dio tenuta in letargo per cinque secoli. Sul fatto che l’operazione sia “politica” facciamo qui una scommessa in doppia opzione: gli innocenti nati prima di Cristo e che non ebbero la possibilità di avere il battesimo saranno salvati in forza di quella misericordia per mera equipollenza alla condizione dei bambini morti senza battesimo, ma questo creerà grandi imbarazzi, qualche contestazione subito messa a tacere con un sofisma, due o tre problemini interconfessionali; saranno salvati solo i bambini e per tutti coloro che sul certificato di nascita hanno un a.C. sarà trovata una novella forma di sospensione, forse inedita. Se questo secondo fosse il caso, via, ponete da parte per un attimo ogni compulsione anticlericale: immaginate che emozione essere contemporanei alla nascita di un altro topos ultraterreno, come fu per l’invenzione del purgatorio e per quella del limbo. Che eccitazione.



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