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Vienti, Gunther, qui c'è un albero, è un pero

26 febbraio 2006

di Luigi Castaldi

Marcello Pera lancia un appello. Mai lasciare deserto un appello senza aver visto bene di che si tratta, meglio un rimorso che un rimpianto, meglio dir sì e poi ricredersi, facendo la figura del chiachiello nella buona società, che dire no e poi pentirsi d’aver capito troppo tardi. Vorrei dire: tanto più in questo caso. Perché a questo appello hanno già dato il loro pronto “presente!” molti nomi di uomini degni di attenzione: faccio per dire, Rocco Buttiglione, Gianni Alemanno, Carlo Giovanardi, Alfredo Mantovano, Roberto Formigoni, Giorgio Vittadini, Sandro Bondi e don Gelmini. E dunque, dicevo, ci è categorico l’imperativo di leggere l’appello, leggerlo bene, senza scacazzare scetticismo.

“L’Occidente è in crisi” è l’incipit, e già ci prende l’impressione che il rimpianto non sarebbe stato poi così tremendo. “Crisi”: che vuol dire, qui, “crisi”? E’ quella di cui si parla dal 476 d.C.? E’ Odoacre, il problema? “Attaccato dall’esterno dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico, [l’Occidente] non è capace di rispondere alla sfida. Minato dall’interno da una crisi morale e spirituale, non trova il coraggio per reagire”. L’attacco viene dall’esterno, dunque; ma la difesa è fiacca, manca di nervo; o manca del qualcosa che animi il nervo; se c’è un midollo, sta morendo; e sta morendo perché non c’è l’astuccio protettivo, quell’articolazione sociale di vertebra su vertebra che fa la spina dorsale del vivere civile. L’Occidente è smidollato, ecco, o invertebrato. Troioni finto-biondi che non vogliono figliare, checche speciose che sprecano il loro seme in saune e bagni turchi, “l’Europa – dice Pera – è ferma, continua a perdere natalità”. Poi, dopo aver detto “crisi”, mette d’accanto il tanto a far binomio stretto, l’Europa “nasconde e nega la propria identità”. “Identità”, parola che trilla. Ma parola che trilla uguale sia al singolare che al plurale. Per fortuna, qui, c’è l’aggettivo – “la propria identità”, dice Pera – e dunque ci par chiaro che l’identità dell’Occidente è una.

Voi andate, io rimango a leggere l’appello di Pera. Lo so, già il fatto che, per Pera, l’identità dell’Occidente sia una vi ha fatto girare i coglioni e ritenete superfluo andare oltre. Cazzi vostri, se poi sarete assaliti dal rimpianto – io no, io resto, e resto perché con Pera non bisogna mai fidarsi, non si può mai sapere come gli si torce l’argomento. Oggi, nel testo del suo appello, scrive che “il laicismo o il progressismo rinnegano i costumi millenari della nostra storia, si sviliscono così i valori della vita”; e, appena due minuti fa, “ritengo che si possa sacrificare una vita per un’altra, anche la vita di un embrione a favore della vita di una madre perché non ritengo la vita un bene in sé, ma un bene anche sacrificabile”. Che figo! Chi vi dice che tra due minuti, sul finire dell’appello, non possa torcersi ancora e ancora, indicarci la soluzione della “crisi” nella Via Luminosa del Buddha, nello spleen baudelairiano, nei falansteri, nella Città del Sole, nell’aerobica intensiva o nella sistematica dei Rosacroce? Volete andare? Io resto.  

“Le nostre tradizioni sono messe in discussione” – vi prego, non andate troppo in fretta, è il caso vi raggiunga subito. Andate, ecco, ma andate piano piano, e ditemi dove andate, ché forse prendo un taxi al prossimo capoverso. “Si sviliscono così i valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia. Si predica l’uguale valore di tutte le culture”. Penso una cosa: siamo sicuri di quella cazzata che sparavo all’inizio? E’ davvero “meglio un rimorso che un rimpianto”? Sì, lo so, è un dubbio che mette in serio rischio tutto ciò che ho scritto fino a questo punto. Ma, poi, quand’anche? Tiriamo avanti.

“Come ha detto Benedetto XVI, oggi ‘l’Occidente non ama più se stesso’. Per superare questa crisi abbiamo bisogno di più impegno e di più coraggio sui temi della nostra civiltà”. E qui seguono gli 11 punti dell’appello – ormai sono a metà, che faccio, me li perdo?

“L’Occidente. Noi siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà occidentale come fonte di princìpi universali e irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione storica e culturale, ogni tentativo di costruire un’Europa alternativa o contrapposta agli Stati Uniti”. Ecco, questa mi pare non malaccio. Vaga, forse, fino all’insignificante, perché almeno tre sostantivi e tre aggettivi sono ambigui come il sorriso di Benedetto XVI al suo segretario particolare – ma non è malaccio, non la stroncherei. Tiriamo avanti.

“L’Europa. Siamo impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi nell’ispirazione dei padri fondatori dell’unità europea la sua vera identità e la forza di parlare al cuore dei suoi cittadini”. Come sopra. Non mi è chiaro, adesso, come Pera possa coniugare la Dominus Jesus al Manifesto di Ventotene, ma tiriamo avanti.

“La sicurezza. Siamo impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo come un crimine contro l’umanità, a privarlo di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte le organizzazioni che attentano alla vita dei civili, a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell’ordine che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno così come all’estero”. Cazzarola, mi piace, mi piace proprio. Ho fatto bene a rimanere, tiriamo avanti.

“L’integrazione. Siamo impegnati a promuovere l’integrazione degli immigrati in nome della condivisione dei valori e dei princìpi della nostra Costituzione, senza più accettare che il diritto delle comunità prevalga su quello degli individui che le compongono”. Un attimo, un momento, calma, gesso. Io sottoscrivo, sottoscrivo subito. Ma come la mettiamo con la Chiesa cattolica? Come facciamo a fare entrare nella zucca di Ratzinger & c. che non siamo disposti ad accettare che “il diritto delle comunità prevalga su quello degli individui che le compongono”? Sarà mica sottinteso che la Chiesa cattolica fa eccezione? Tiro avanti, ma il passo mi si fa incerto.

“La vita. Siamo impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale; a considerare il nascituro come ‘qualcuno’, titolare di diritti che devono essere bilanciati con altri, e mai come ‘qualcosa’ facilmente sacrificabile per fini diversi”. A torcere, Pera torce. Andate piano, è il caso ch’io vi raggiunga a piedi.

“La sussidiarietà. Siamo impegnati a sostenere il principio ‘tanta libertà quanta è possibile, tanto Stato quanto è necessario’. Con ciò si esalta il primato cristiano e liberale della persona e dei corpi intermedi della società civile e si concepisce il potere politico come un aiuto e uno strumento per la libera iniziativa di individui, famiglie, associazioni, compagnie, volontariato”. Eccomi, prendo il soprabito, non correte, sto venendo.

“La famiglia. Siamo impegnati ad affermare il valore della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, da tenere protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione o legame”. Aspettate, eccomi, porto con me pure Brunella, siamo una coppia di fatto da 7 anni e Pera dice che non siamo una famiglia, dice che potremmo essere una minaccia per la famiglia vera che abita al piano di sotto, sposati in chiesa, sul cruscotto il magnete con la fotina di Padre Pio, lui pieno di Tavor, lei amante del salumiere, una figlia anoressica e un figlio in Forza Italia. Aspettate, veniamo.

Solo uno scrupolo, un giacomo-giacomo tra rimorso e rimpianto, solo un attimino, come si dice in qualche ambientino. “Siamo impegnati a rendere la nostra Patria ancora più autorevole. A esaltare i valori del conservatorismo liberale…”. Andiamo, amici, andiamo. Come? Ci sono anche Turci, Di Giovanni e Buglio? Viene pure Cafagna? Ottimo, splendido, perfetto. C’è pure Mian? Non lo conosco, ma mi è simpatico d’istinto. Porta il suo Gunther? Un attimo, povero cane, facciamoci prima far pipì. Vieni, Gunther, qui c’è un albero, è un pero.



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