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Divertente come la catastrofe

20 marzo 2006

di Luigi Castaldi

La deriva clericofascista della Cdl ci allontana dall’Europa, come la sua linea economica al governo ci ha marginalizzato nell’area dell’euro. Non riusciamo ad agganciare la pur lenta ripresa economica del Continente, ma neppure riusciamo a mostrare un profilo culturale degno di un contesto che sarĂ  liberaldemocratico, o non sarĂ . Ci rappresenta in Europa un governo di Giovanardi, di Buttiglione, di Calderoli, guidato da un comico da avanspettacolo che strizza simpaticamente l’occhio alla platea tra una pacca sul culo d’una ballerina e l’ultima, “quella del negro che s’incula l’ebreo, la sapete?”. Non vengono insieme a caso questi segnali di incompatibilitĂ  dell’Italia berlusconiana ad alcunchĂ© di liberista, ad alcunchĂ© di liberale: non è come pensava Benedetto Croce, liberismo e liberalismo vanno insieme, zavorrare l’uno vuol dire zavorrare l’altro, l’assistenzialismo sul piano economico porta sempre con sĂ© la tentazione all’etica di stato sul piano legislativo, i diritti si tengono l’un l’altro, restringene uno e li restringi tutti. La rivoluzione liberale che la Cdl pensava di fare è finita col bonus per convincere i sudditi a figliare e con una mezza idea di mettere i mutandoni alle ragazze troppo scosciate – ovviamente dopo la raccomandazione di mamma a non fumare, a mettere il casco e non dimenticare la maglia pesante. La famiglia, siamo sempre a quella! Eccoli qui, i liberali della Cdl, se ne vanno per l’Europa a dare del peccatore ai gay, e del nazista a chi stacca la spina a un pezzo di carne che ormai è in grado di dire solo “la morte mi ha giĂ  ucciso, abbi pietĂ , fa’ il resto, fĂ llo in fretta!” – e spesso non è in grado di dire neanche quello. Eccoli qui, i liberali – quelli della prim’ora, come Pera, e quelli venuti ad esser trascinati nell’abbrivio liberale del governo, come Tremonti, dopo. Liberali sì, ma di radice giudaico-cristiana. Stanno dimostrando che è una variante divertente. Divertente come la catastrofe e tutti i suoi effetti speciali.

 

Il 76% degli italiani è favorevole all’eutanasia, ripetono i sondaggi. In Italia, però, l’eutanasia è reato. Poco male. Come per tutto ciò che in Italia è illegale, c’è un’apposita offerta in nero, pietosamente ipocrita, dunque umana. Vive della sua stessa illegalitĂ , perchĂ© la richiesta sia evasa, ma evasa nel reato. Va così: puoi commettere il reato, ti si riconosce questa libertĂ ; sei pregato, però, di considerarlo un diritto che non hai, se non strappandolo. Sei un grumo di dolore e impotenza? Vuoi porre fine ai tuoi giorni? Se chiedi questo tipo di pietĂ , sulla carta sei uno schifoso pusillanime, un nemico dei valori, un fattore di disgregazione sociale. Ti resta la pietĂ  ipocrita: la complicitĂ  di un medico. Provvedete a non farcelo sapere, è vostro interesse, di entrambi. Una legge? “Sulla vita non si vota”, “la veritĂ  non può essere messa ai voti”. La veritĂ  – perchĂ© la veritĂ  è sempre una, sennò non è veritĂ  – è che la tua vita non è mica tua, non è mica un bene a tua piena disposizione. E’ un dono, anzi no, è un prestito. Come dice monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, “l’eutanasia è sempre un delitto contro la vita”. Viene da sĂ© che bisogna, dunque, “condannare le leggi che introducono e consentono questa pratica”. Lo Stato italiano recepisce da sempre questa veritĂ . Che, se vuol esser veritĂ , dev’esser una (sennò che veritĂ  è?): la veritĂ  di quella religione che fino all’altrieri era religione di Stato. Le logiche, felicemente, coincidono, perchĂ© “non è una questione di fede ma riguarda il diritto fondamentale alla vita umana”, concordano il legislatore e il monsignore: reato e peccato, ancora una volta, sono equiparati – viva i valori! Sei un grumo di dolore e impotenza? Vuoi porre fine ai tuoi giorni? Puoi farlo, è ovvio: codice penale e giudizio morale contemplano la tua fattispecie anche in questo gesto estremo, come hanno sempre contemplato ogni tuo pensiero, ogni tuo agire, ogni tua parola. Tu sei di loro. O puoi essere dei loro. La differenza dice del posto che hai nel gregge.

 

Se si devono “condannare le leggi che introducono e consentono questa pratica”, se la cosa “riguarda il diritto fondamentale alla vita umana”, la condanna è, nel fondo, la condanna della piena disposizione della propria vita. Farla in Italia, dove il 76% degli italiani è favorevole all’eutanasia, significa sedurre all’illegalitĂ  il diritto espresso da una maggioranza: “sulla vita non si vota”, “la veritĂ  non può essere messa ai voti”, la cosa umana si rifugi nell’ipocrita pietĂ  riservata al peccato e al reato. Si prenda il perdono, nel caso, non la legalitĂ .



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