Parlando qualche tempo fa alla convention delle donne Ds, Massimo D'Alema ha espresso apprezzamento per le scelte di Zapatero in tema di diritti civili e laicità. Ha anche promesso che la Spagna sarà un punto di riferimento importante per le politiche sociali di un eventuale governo di centrosinistra.
D'Alema non è l'unico a mostrare interesse per il leader del Psoe. Come a suo tempo aveva fatto Blair, Zapatero sta smuovendo le acque del riformismo europeo con iniziative nuove e coraggiose. Qual è il leitmotiv di queste iniziative? Sta emergendo in Spagna un progetto di modernizzazione che possa fornire spunti e lezioni ad altri Paesi?
Il filo conduttore del «modello Zapatero» è stato recentemente indicato dallo stesso primo ministro, in un discorso che ha fatto il punto sul primo biennio di legislatura. A prima vista si tratta del filo «antico» della sinistra: mas igualdad, più eguaglianza. Ma questa espressione sta assumendo nella Spagna di oggi un nuovo significato. L'eguaglianza di Zapatero è una combinazione di «pari opportunità» e «eguali capacità» per tutti i cittadini, nel riconoscimento delle loro diversità come individui. Si tratta di una concezione molto diversa da quella tradizionale della sinistra, imperniata sulla redistribuzione fra grandi aggregati sociali e ben poco attenta alle particolarità individuali.
Un breve elenco delle scelte compiute dal leader Psoe negli ultimi due anni dà immediata concretezza a questa nuova concezione. Innanzitutto otto ministeri su sedici sono stati affidati a dellc donne, inclusa la vicepresidenza del Consiglio. I diritti delle donne sono stati ampliati e rafforzati, correggendo vari punti del codice civile e di quello penale (separazioni, divorzi, violenza domestica). La nuova Ley de Igualdad, attualmente in discussione in Parlamento, garantirà alle donne una presenza non inferiore al 40 per cento nelle liste elettorali, negli organi amininistrativi dello Stato e nei consigli d'amministrazione delle grandi imprese. I diritti civili sono stati ampliati anche sul fronte della riproduzione assistita e delle unioni fra omosessuali, equiparate a quelle eterosessuali. Zapatero ha provocato un vero e proprio choc sul piano delle pari opportunità, con l'esplicito obiettivo di cambiare «la forma de pensar, el caracter mas profùndo» della società spagnola. La promozione delle «eguali capacità» è stata invece perseguita attraverso due ambiziosi progetti di legge sull'istruzione e l'inserimento professionale e sul nuovo sistema nazionale di protezione delle persone non autosufficienti (Ley de dependencia). Qui l'idea è quella, appunto, di parificare (o comunque irrobustire) le capacità individuali, partendo dalle persone più giovani o svantaggiate.
lì modello Zapatero presenta almeno due aspetti, interessanti per la sinistra europea. E’ un progetto di modernizzazione e laicizzazione della cultura e della società, ispirato ai principi della tolleranza e alla valorizzazione della diversità. Ma è anche un progetto di riallineamento politico-sociale. I nuovi diritti individuali incidono infatti trasversalmente rispetto alla tradizionale struttura di classe, mobilitano nuove identità e gruppi sociali (soprattutto donne e giovani), avvicinandoli al Psoe.
A differenza del blairismo, il modello Zapatero manca di una dimensione esplicitamente economica: il discorso su concorrenza, liberalizzazioni, riforma dei mercati resta piuttosto annacquato. E’ vero che la Spagna sta crescendo a ritmi più elevati di altri Paesi europei. Ma come ha recentemente sottolineato la Commissione di Bruxelles l'economia iberica ha comunque bisogno di maggiore apertura. Gli ostacoli alle riforme sono quelli noti: interessi corporativi, resistenze da parte dell'ala dura del sindacato e dei segmenti più tradizionalisti della sinistra. Zapatero è ben consapevole del problema. La sua scommessa sembra però essere questa: scuotere la società, liberarne gli «spiriti civili» e creare in questo modo le condizioni per dinamizzare anche l'economia. E troppo presto per stabilire se si tratta di una scommessa vincente. Se così fosse, il caso spagnolo potrebbe però diventare un bel punto di riferimento per gli altri Paesi sud europei (Italia in testa), caratterizzati da società bloccate e economie stagnanti.