Il Prodi “cristiano”, “profondamente cattolico”, non le considera un'interferenza, anzi, non ha alcuna difficoltà ad ammettere che “le parole del Santo Padre richiamano ancora una volta le nostre coscienze di cristiani a promuovere i valori della vita e della famiglia”. Il Prodi “politico”, che aspira a governare 56 milioni e rotti di italiani nel nome di uno schieramento nel quale cattolici e laici spesso vengono verbalmente alle mani, non può però esimersi dall'aggiungere due postille: la prima è che “lo Stato laico è un punto fermo della nostra coalizione”; la seconda è che la voce della Chiesa, senza dubbio “legittima”, opera e si fa sentire in un contesto che non può che essere “di reciproca autonomia e libertà”.
Torna il Prodi “cattolico adulto» , come lui stesso si definì mesi fa. Scenari che si ripetono: ogni qualvolta vi è un pronunciamento della Chiesa, tutti a passare al setaccio anche le virgole del capo dell'Unione. Inevitabile. E' così da quando l'aspirante premier, in controtendenza rispetto alle indicazioni astensionistiche delle gerarchie ecclesiastiche e di parte dei suoi alleati (Rutelli in primis), andò a votare al referendum sulla fecondazione assistita (senza mai però rivelare il tipo di scelta). Una decisione che gli attirò polemiche più o meno strumentali e che, aggiungendosi alla delicata questione dei Pacs e alla presenza nell'Unione dell'agguerrita pattuglia radical-socialista, ha spesso costretto il Professore a distinguere tra la sfera del credente e quella del governante, tenendo sempre comunque come stella polare le parole pronunciate dal presidente Ciampi nell'incontro con il Papa in Campidoglio, “splendido manifesto dei diritti e doveri di uno Stato democratico e laico».
Oggi la questione cattolica si è in parte depotenziata: i temuti Pacs sono stati retrocessi al rango di riconoscimento giuridico ancora da definire e per famiglie e bebè sono in arrivo dall'Unione assegni e asili. Scelte apprezzate in Vaticano. E apprezzata sarà anche la posizione espressa ieri da Prodi sul futuro della legge sulla fecondazione assistita. Non esitando ad entrare in contrasto con parte dell'alleanza, il Professore si è detto contrario a rimettere in discussione l'esito referendario: “La consultazione c'è stata e da quella si riparte. Certo, sarebbe stato meglio se ci fossero stati più votanti, ma è giusto fare i conti con la realtà”. E con le regole, ”cosa rara di questi tempi”.