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La Rosa nel Pugno per Sofri, Di Pietro sceglie Franca Rame

• da La Repubblica del 9 maggio 2006, pag. 9

di Liana Milella

Perfino Cesare Previti si guadagna tre voti. Frutto di un fans forzista afflitto per la sua carcerazione. E ai 27 per Massimo D’Alema s’aggiunge quello per la moglie, l’archivista Linda Giuva. Nostalgiche le quattro schede per Ciampi, ma ancora di più quella per Giorgio Almirante, storico fondatore del Movimento Sociale morto quasi vent’anni fa. Non scherza quella per l’ex segretario della DC Mino Martinazzoli. Il parlamentare voglioso di lanciare segnali dà libero sfogo di sé, come del resto è sempre avvenuto nella prima votazione per il Capo dello Stato. Grande fantasia nelle diciotto schede nulle (c’è una Wanna, forse Marchi; c’è un Giusva, forse Fioravanti). Ma in quelle dichiarate buone dal presidente Bertinotti, eccone una per il cantautore Francesco Guccini, una per Oriana Fallaci (sarà stato il Guardasigilli Castelli che l’ha sempre portata ad esempio?), una per Bruno Vespa. Ma c’è spazio pure per l’ex presidente della Camera Casini e il suo successore Marini. Simpatizzanti anche per i governatori Sassolino e Formigoni. Voti “specialistici” per il costituzionalista Leopoldo Elia e l’oncologo Umberto Veronesi. Non c’è suspense per le otto schede per il direttore del “Foglio” Giuliano Ferrara. A spoglio concluso le rivendica il DC Gianfranco Rotondi assieme al Nuovo PSI di Gianni De Michelis. Sono un “grazie” alla campagna pro-D’Alema. Hanno il nome del diessino Franco Grillino i voti per l’ex garante della privacy Stefano Rodotà (“Si à battuto per i diritti e le libertà”). Voti sparsi alle donne, due per Lidia Menapace di Rifondazione sostenuta da un appello di intellettuali come Lidia Ravera e Dacia Maraini e dal prete no global Vitaliano della Sala.

 

Ma è nel testa a testa tra l’attrice Franca Rame e l’ex direttore di “Lotta Continua” Adriano Sofri che vince la prima 24 a 23. Così l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ha la meglio sulla Rosa nel Pugno di Marco Pannella. Entrambi hanno speso il pomeriggio per sostenere il candidato di bandiera scelto all’ultimo momento e con motivazioni politiche. Nel cortile di Montecitorio, ormai trasformato in un fumoir, Di Pietro spiega che il suo “è un segnale preciso: mandare una donna al Quirinale”. Aggiunge il rimpianto per la DS Anna Finocchiaro che sarebbe andata benissimo col suo profilo istituzionale al di sopra delle parti. Certo, quel voto alla Rame ha anche un altro “valore politico” alla prima uscita Di Pietro ha sondato la compattezza della sua pattuglia di 25 parlamentari.

 

E la massima fedeltà, pur tra molte perplessità socialiste, ha premiato anche la sfida di Pannella, decisa solo quando Prodi “ha annunciato che l’Unione avrebbe votato scheda bianca”. “Sono un senatore a cui è stato impedito di entrare al Senato così come al presidente Ciampi è stato impedito di dare la grazia a Sofri”. Il nesso di Pannella è tutto qui: “Questo voto non ha un peso giuridico, ma è il più politico che in questo momento si poteva dare”. Ed è coerente, chiosa Daniele Capezzone, “con le battaglie radicali per dare il plenum alla camera e alla Consulta”. Lo SDI si adegua. Ma il segretario Enrico Boselli ci tiene a precisare che “il voto non va letto in chiave polemica con l’Unione e con la scelta di Napolitano”. Roberto Villetti aggiunge che solo il voto della Rosa, 19 parlamentari, “confluirà su Sofri”. Niente campagna acquisti, insomma. Per Sofri non vota neppure il Verde Marco Boato che, per l’ex compagno di LC aveva proposto di cambiare la Costituzione. Adesso apprezza “l’atto di simpatia umana e di solidarietà politica, ma Sofri purtroppo non è eleggibile, non gode dei diritti politici, quindi quelli per lui sono voti nulli”. E proprio di questo avevano discusso a lungo Pannella, Capezzone, D’Elia, Boselli e Villetti decidendo che per Sofri si poteva votare lo stesso. Ma un maggiore consenso dai Verdi Pannella se l’aspettava. Adesso ironizza sull’indicazione che circola nel partito di Pecoraro Scanio: “Voteranno per Gino Strada, ah ah ah, questi libertari di strada…”. Alla fine Strada prende cinque voti. Il nome del presidente di Emergency noto per il suo impegno medico e umanitario in Afghanistan, era stato fatto qualche giorno fa dal Verde Mauro Bulgarelli, ma non si è consolidato nel partito. Paolo cento, dopo aver votato scheda bianca, lo giudica “un buon segnale per il prossimo presidente, perché ci vuole più rispetto dell’articolo 11 della Costituzione”. Quello sul ripudio della guerra. 



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