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Dopo la famiglia, lo Stato

15 maggio 2006

di Luigi Castaldi

Mi sono sempre chiesto: perché sul sito della Santa Sede, la cui manutenzione impegna molti uomini e molta grana, ci sono tanti buchi in certi punti, e tanti cumuli in talaltri? Perché tanta cura nell’editing di certi insignificanti testi di circostanza di questa o quella Sua Santità, eppoi addirittura l’assenza di testi assai più importanti di un’altra o di quella stessa Sua Santità? Perché, sul sito della Santa Sede, c’è la traduzione in sei lingue di un anodino discorsetto d’udienza papale del mercoledì di sole 1000 battute (metà delle quali per la benedizione), e mancano testi di enorme importanza teologica e/o pastorale? Non conviene mettere tutto a disposizione di tutti? Vorrei evitare una domanda del genere. Una risposta affermativa potrebbe apparire assai viziata da propensione al complottismo. Preferirei dunque un’altra risposta: la Santa Sede non può mettere sul suo sito – è il diretto esempio che vuol essere sostanza di questo post – il testo di un discorso come quello di Pio XII ai partecipanti all’VIII Congresso Internazionale delle Scienze Amministrative (5 agosto 1950). Non ne ho trovato traccia sul sito della Santa Sede: ne riporto ampli brani da un volume stampato nel 1951 (Scritti e discorsi di S.S. Pio XII nel 1950) nella collana dei Classici Cristiani (XXVI, 1) per i tipi della Edizioni Cantagalli (Siena). Ho acquistato il volume in un negozietto di libri vecchi: ne ho deciso l’acquisto per l’aver scorto a pag. 62 un discorso, dal titolo Vera nozione dello Stato.  Che m’è parso titolo singolare per il discorso di un Papa, uno che dovrebbe pur lasciare a Cesare quel che è di Cesare. Per questo è meglio non pubblicarlo sul sito?

 

Salto i convenevoli papali. “Siate convinti del vivissimo interesse che portiamo ai vostri lavori. Esso può ragguagliarsi all’interesse medesimo che la Chiesa nutre per lo Stato in generale. Per Essa, nessuna istituzione sociale, dopo la famiglia, si impone così fortemente, così essenzialmente come lo Stato”. “Dopo la famiglia”, dunque, nel caso Essa riesca a ricristianizzarla, c’è da aspettarsi un “forte”, “essenziale” interesse della Chiesa per lo Stato? Parrebbe di sì, perché “questo [lo Stato] ha la sua prima origine nell’ordine della Creazione ed è uno degli elementi costitutivi del diritto naturale”. Dunque, è per questo che “la Chiesa conferisce alla cooperazione nella costituzione dello Stato, nell’organizzazione delle sue funzioni, un’importanza di primo piano”. Alla Chiesa, lo Stato interessa: non tutto, sia chiaro, le interessano solo due cose: (1) “la costituzione dello Stato” ; (2) “l’organizzazione delle sue funzioni”; nient’altro.

A me par chiaro cosa Pio XII voglia intendere. Mi piacerebbe sapere cosa pensa il laico-sì-ma-non-laicista quando il Santo Padre scrive: “In ogni epoca si sono dovuti deplorare, qua e là, degli eccessi della potenza dello Stato. Ma ai nostri tempi i casi di questa ipertrofia si succedono ininterrottamente. […] Quale è dunque [è il passo che dà titolo al discorso]la vera nozione dello Stato se non quella di una organizzazione morale fondata sull’ordine morale del mondo?”. Già, quale sarà mai la vera nozione dello Stato, se non è quella? Diamone conto con la precisazione di Pio XII: è dovere dello Stato – scrive Sua Santità – contemplare “il diritto all’onore e alla buona reputazione, il diritto e la libertà di venerare il vero Dio [sia chiaro: il “vero”], il diritto naturale dei genitori sui figli e sulla loro educazione”. L’onore, il “vero Dio”, il “diritto naturale dei genitori sui figli” (avete presente il modello antropologico Abramo-Isacco?): questo dev’essere, lo Stato. Per la Chiesa. A me puzza di tabernacolo morale mafioso-tribale – a voi, non so. Ma, se mafia è, è mafia moderna: tecnologica, professionale. “In questi tempi di frangenti e di contese non basta più quel che si chiama il ‘romanticismo’ delle missioni e che una volta affiancava tanto favorevolmente l’opera de’ missionari; oggi, invece, si forma la scienza missionologica mediante le solenni assise, le pubblicazioni della stampa, le razioni inviate dalle terre di missione”: adunate pubbliche, presenza sui media, informazioni di controllo in real time. E’ mafia che ha studiato: non più boss, manager piuttosto.



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