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«Bush ha i paraocchi, Castro mi emoziona»
Il neoministro Bianchi: la Tav deve piegarsi alle esigenze ecologiste.

• da Corriere della Sera del 25 maggio 2006, pag. 8

di Aldo Cazzullo

Il ministro comunista dei Trasporti, «l'ermellino dal volto umano» com’è stato definito per via della foto ufficiale da rettore a Reggio Calabria, l'emissario di Diliberto nel governo Prodi, tiene a dare di sé un profilo politico cauto, se non moderato. «Definirsi comunisti oggi è un problema — dice Alessandro Bianchi —. Così come definirsi marxista. Ho letto Marx, ma altrettanto importanti per me sono stati Owen, Fourier, Kropotkin. Sono molto amico di Marco Minniti. Ho un ottimo rapporto con Massimo D'Alema. Stimo tanto Fassino. Napolitano è una grandissima figura della politica italiana, la scelta migliore. Il Sessantotto mi colse di striscio, nel Settantasette ero già dall'altra parte della barricata in università e non amavo i duri dell'autonomia, che tentavamo di tenere ai margini delle manifestazioni. Il mio impegno non è stato tanto nei cortei quanto sulle riviste, nei convegni, nelle aule. Mi sono iscritto al Pci a metà degli anni Settanta, incantato da Berlinguer. Ma sono stato anche iscritto al Pds, dopo la svolta. Non ricordo se ho mai preso la tessera Ds. Diciamo che sono un uomo di sinistra».

 

 È sui dossier della politica che il neoministro esprime una qualche radicalità. «Bush è il peggiore presidente della storia recente degli Stati Uniti, sotto il profilo politico e, diciamolo, anche culturale. È l'ultimo di una serie di leader di ben altra caratura intellettuale. Non è che gli manca una laurea o un master; gli mancano gli strumenti per leggere i fenomeni. La sua è una logica da guerrafondaio con i paraocchi, convinto di possedere i valori buoni e di doverli imporre agli altri con le armi». E l'Iraq? «L'Iraq è la rappresentazione plastica di tutti i difetti dell'amministrazione Bush. Ora per fortuna stiamo per ritirarci; ma perché siamo andati a fare la guerra? Le missioni di pace sono un'altra cosa, servono a costruire scuole, ospedali, acquedotti. Non sono uno sciocco, so che in un Paese dove si spara le missioni di pace vanno protette da un presidio armato. Ma l'Italia è andata in guerra, in modo servile, e ora i soldati sono chiusi a difendersi dagli attentatori». Resistenti o terroristi? «È diffide spaccare la cosa. Gli attacchi hanno assunto un carattere palesemente terroristico. Ma come si fa a non dire che derivano da una parte del Paese che sta resistendo a una cosa che ha subito? Non vogliamo nobilitarli come resistenti, per non confonderli con i nostri partigiani? Bene. Ma è inutile perdere tempo sulle parole. Contano i fatti: l'aggressione, l'occupazione». Israele? «Sarebbe meglio lasciar fare ai popoli mediterranei. Senza l'ingerenza americana, forse israeliani e palestinesi avrebbero già trovato un accordo».

 

 Bianchi è romano, figlio di un militare dell'aeronautica, cresciuto tra l’aeroporto di Cagliari e la scuola elicotteri di Frosinone, ma si sente innanzitutto «uomo del Mediterraneo». Al Mediterraneo ha dedicato l'università di Reggio Calabria, dove ha seguito l'intero cursus honorum da ricercatore a rettore, e dove ha fondato il Dipartimento delle città mediterranee. Per una promessa fatta a Prodi — dopo le prime esternazioni sull'Alitalia — non vuol parlare di dossier tecnici del suo ministero. Questo però può dire: «Sono convinto che il futuro dell'Italia, anche nei trasporti, si giocherà più verso il Mediterraneo, e quindi per mare, che verso il Nord Europa, quindi per terra. Prodi l'ho conosciuto proprio così, anni fa: a un convegno sul sistema di comunicazioni mediterranee, in particolare sul nodo di Gioia Tauro; appena mi ha fatto ministro mi ha ricordato quell'antico impegno, e ne sono stato felice. Questo non significa che il collegamento veloce con la Francia e i Paesi dell'Est non vada fatto, anzi. Sulla Tav in Val di Susa devo ancora formarmi un giudizio, ma due cose voglio dirle: l'Italia non dev'essere tagliata fuori dalle reti transnazionali europee; ma non dev'essere violata la compatibilità sociale e ambientale. Altrimenti i contrasti e le proteste sono inevitabili. Sono curioso di vedere se il progetto della Tav rispetta queste compatibilità. Se non le rispetta, il progetto deve piegarsi. Non credo sia impossibile». Sul Ponte di Messina, invece, «sono trent'anni che studio, leggo, tengo conferenze. È un'opera inutile e dannosa. Al Sud serve una trama ampia e diffusa di infrastrutture, non un solo monumento faraonico dettato dall'ambizione di un solo uomo. E qui mi fermo».

 

 L'uomo solo è ovviamente Berlusconi. «Il berlusconismo di questi anni mi ricorda molto il craxismo degli anni Ottanta: disprezzo per i valori condivisi, autoritarismo; aggredire gli altri per affermare se stessi. Provai ripulsa quando Craxi dileggiava Berlinguer, il suo rigore, la sua tensione etica. Che lezione di stile irraggiungibile». Per la svolta di Occhetto «non mi sono strappato i capelli», racconta scuotendo la chioma candida. Nè entusiasmo, nè disperazione. «Né la socialdemocratizzazione cara ai Ds, ne le posizioni estreme di Rifondazione. Non mi convinceva del tutto quel taglio draconiano con il passato. Quando sono sorti i Comunisti italiani, dopo il trauma della caduta di Prodi, vi ho ritrovato i segni della tradizione del Pci». E ha trovato Diliberto, che definisce testualmente «una persona straordinaria, di levatura intellettuale notevolissima, dalla passione politica forte e radicata, con un fortissimo senso delle istituzioni. Un feeling immediato, una sintonia profonda». L'impegno di Bianchi è legato alla sua terra d'adozione, «dove fare politica è così difficile, con l'ipoteca mafiosa incombente. Alle ultime regionali ci siamo presentati con un'associazione, Progetto Calabria, che a Reggio prese il 6%. C'era anche Di Pietro. Per questo ora i rapporti di vicinato, lui alle Infrastrutture io ai Trasporti, saranno buoni». Ma la città prediletta è L'Avana. »Ascoltare per ore e ore il discorso del primo maggio di Fidel, nella piazza grande, mi ha dato emozioni forti. Ammiro molto quel che Castro ha fatto nel '59, e anche dopo, resistendo all'assedio. So anche che esiste una fetta di diritti civili che non vengono rispettati. Cuba ha un potenziale umano straordinario; tra qualche anno, con gli investimenti in ricerca che sta facendo, sarà in grado di primeggiare nel mondo».



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