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Ignoranza o mistificazione?

21 settembre 2006

di Luigi Castaldi

Un passo della lectio magistralis tenuta dal professor Joseph Ratzinger all’Università di Regensburg pone un dilemma: ignoranza o mistificazione?

 

“La convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio, è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso? Io penso che in questo punto si manifesti la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia. […] In principio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l’evangelista. L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso […] [ma] una ‘condensazione’ della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi greco. […] La fede biblica, durante l’epoca ellenistica, andava interiormente incontro alla parte migliore del pensiero greco, fino ad un contatto vicendevole che si è poi realizzato specialmente nella tarda letteratura sapienziale. […] Nel profondo, vi si tratta dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire ‘con il logos’ è contrario alla natura di Dio”.

 

Regge? Non regge assolutamente.

Nel logos – così come inteso nella filosofia greca, dai presocratici fino a Plotino, a Porfirio e a Proco – v’è qualcosa che abbia a che fare col monoteismo semitico? Ignoranza o mistificazione. Tutti i filosofi greci (tutte le definizioni di logos da essi prodotte) pescano da quell’Urgrund ontologico che non configura mai – neppure lontanamente – un dio: né sul piano fenomenologico né su quello del modulo lessicale. Il logos del pensiero greco trascende uomini e dei: è al di là dello spazio e del tempo, è “parola” come forma del pensiero oltre lo spazio ed oltre il tempo, è “ragione” come forma della vita che informa l’Essere. E’ più efficace dirlo in modo prosaico: il logos, nella filosofia greca (anche tarda), con Jahweh non c’entra un cazzo.

 

E’ lo stratega dell’evangelizzazione, Paolo (alias Saulo di Tarso), che promuove e sostiene questa operazione intellettuale che porterà il cristianesimo a fagocitare, come qui il pensiero greco, ogni cultura concorrente, preesistente ad esso o emergente. Se ne sente un riverbero, strategicamente paolino, in quell’“autentico illuminismo” di cui parla Ratzinger: è un tentativo di fagocitare l’Illuminismo, cristianizzarlo – come il monoteismo fagocitò il logos.

 

Il logos, prima di essere ridotto a metafora di sé stesso e di essere appiccicato come attributo al feticcio paranoico adorato dai semiti, era pensiero e vita in forma trascendente: “parola” come articolazione del pensiero, non come nome di Dio; “ragione” come cifra ontologica comune al Brama, al Tao, al Numero (secondo Pitagora), all’Essere (secondo Parmenide e secondo Empedocle), non come “ragionevolezza”. Qui, Ratzinger rigurgita e reingurgita il logos fagocitato dall’evangelista: è una cosa dovuta all’incoscienza o è una cosa coscientemente schifosa. Joseph Ratzinger la fa. E gliela fanno passare.

 

Per aver detto in mezzo a mille contorte ipocrisie, e prima di mille rammaricate precisazioni, quello che dell’islam pensa qualsiasi Houllebecq, qualsiasi Fallaci, qualsiasi Calderoli e (sono disposto a concedere, va’) pure io, nella mia più radicale e aspecifica polemica anti-monoteistica, che vede in Jahweh, Cristo e Allah tre distinte costruzioni intellettuali erette con lo stesso metodo paranoico – per aver scatenato tutto questo baccano, in tre giorni diventa, da gonfalone dei teocon, a ispiratore delle boutades interconfessionali di Veltroni.

 

Gliene fanno passare di tutti i colori per la sua gran faccia tosta, e ben gli sta, ma gliele fanno passare. La sua sparata sul logos non pone dilemmi a chicchessia, pare, né solleva proteste incandescenti. Si può comprendere: Eraclito ha seguaci che si contano sulle dita di una mano e all’archè, forse, fa addirittura piacere che lo chiamino Creatore – sempre stato antecedente a tutto, quello.  



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