...per includere in finanziaria la riforma pensioni. Ora, a parti invertite, la situazione è la stessa.
E' l'ora di rilanciare quell'appello del 1994 (lanciato da Franco Debenedetti, e al quale aderì Romano Prodi, con altre personalità economiche e politiche di centrosinistra) in cui si chiedeva all'allora Premier Silvio Berlusconi di non escludere da quella finanziaria la riforma delle pensioni.
Anche allora sembrava che quella finanziaria (la prima della legislatura) dovesse includere le riforme strutturali (a partire dalla previdenza), ma svariate resistenze indussero il Governo della Cdl a soprassedere. In quel contesto, però, alcuni uomini di centrosinistra, da Debenedetti a Prodi, incoraggiarono (o almeno tentarono di farlo) il Governo a non perdere il treno delle riforme.
Ora siamo nella stessa situazione, sia pure a parti invertite. Il Governo Prodi aveva varato in estate un Dpef coraggioso e condivisibile, tutto centrato su interventi sulla spesa e su riforme strutturali (pensioni, sanità , pubblico impiego e finanza locale): e invece viene fuori una finanziaria di segno quasi opposto, tutta orientata sul lato delle entrate, delle tasse.
E' un grave errore, che va corretto. E' evidente che le posizioni contrapposte fanno parte del gioco: con buona parte del Governo che difenderà l'attuale finanziaria, e buona parte dell'opposizione che, con altrettante ragioni, protesterà . Ma, in questo quadro, deve essere centrale l'iniziativa degli innovatori e dei liberali dei due schieramenti, per lavorare insieme -in modo bipartisan- a correzioni di fondo della finanziaria, nella direzione "meno tasse, più riforme".