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Finanziaria, Capezzone: spero che Prodi, Visco e Padoa Schioppa correggano le dichiarazioni sconcertanti loro attribuite
Invece, occorrono riforme strutturali. Come diciamo noi volenterosi e come dice Draghi, si torni al Dpef. Meno tasse, più riforme: pensioni, sanità, pubblico impiego, finanza locale.
E neanche si può rinviare tutto a "dopo": le riforme o si fanno nella prima finanziaria, o rischiano di non farsi più.

Roma, 22 ottobre 2006

• Intervenendo a Radio Radicale nella consueta trasmissione della domenica mattina, Daniele Capezzone (presidente della Commissione attività produttive della Camera e segretario di Radicali italiani) ha dichiarato:

Mi auguro che Romano Prodi ("Se Mose' avesse avuto i sondaggi non avrebbe passato il Mar Rosso"), Tommaso Padoa Schioppa ("I ceti medi dovrebbero festeggiare") e Vincenzo Visco ("Il disagio è naturale") vogliano correggere, smentire o quanto meno precisare le dichiarazioni -in questi termini, francamente sconcertanti- loro attribuite dai giornali di oggi.

Da Ciampi a Draghi, dalle agenzie di rating all'Economist, passando per tutti i maggiori osservatori e commentatori, per i sondaggi d'opinione, fino ai moniti così saggi del Capo dello Stato: da tutte le parti si levano voci che invitano il Governo a un profondo ripensamento, di metodo e anche nel merito.

Non si può essere sordi a tutto questo.

Noi volenterosi lo diciamo da tempo: come lo stesso governatore Draghi, con la sua autorevolezza, ha bene spiegato, occorre ricalibrare il baricentro della finanziaria: meno tasse, più riforme.

Si potrebbe utilmente tornare al Dpef, che indicava al Governo una finanziaria da fare con riforme strutturali: pensioni, sanità, pubblico impiego e finanza locale.

E neanche è possibile rinviare le riforme a un fantomatico "dopo": le riforme strutturali o si fanno nella finanziaria della legislatura, o si rischia di non averne più la forza.

Solo questo può far sperare in una inversione di rotta. Altrimenti, i declassamenti internazionali e i sondaggi di queste ore saranno solo il preannuncio di quanto rischia di accadere, nei prossimi due mesi, nel rapporto sia tra Governo e opinione pubblica, sia tra Governo e grandi osservatori internazionali.



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