L’art. 411 del Codice Penale (Norme sulla pratica funeraria della cremazione) recita che “non costituisce reato la dispersione delle ceneri di cadavere autorizzata dall’ufficiale di stato civile sulla base di espressa volontà del defunto” e che “nei casi di indigenza accertata del defunto, gli oneri e le spese derivanti dalla cremazione e dagli adempimenti cimiteriali a essa connessi possono essere sostenuti, nei limiti delle ordinarie disponibilità di bilancio, dal Comune di ultima residenza del defunto”.
Non ci dovrebbero essere obiezioni da parte del mondo cattolico, perché il Catechismo (2301) recita che “la Chiesa permette la cremazione, se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi”.
Ora, par chiaro che un cattolico obbediente al magistero della Chiesa non abbia alcuna difficoltà ad allegare alla volontà di essere cremato una dichiarazione di fede nella risurrezione dei corpi.
La cosa potrebbe porsi in questi termini. La Chiesa potrebbe esigere una disposizione testamentaria di questo genere: “Sono cattolico, voglio essere cremato dopo la morte, ma sia chiaro che credo nella risurrezione dei corpi”.
Ma la Chiesa non ha mai chiesto tanto ai cattolici, né implicitamente, né esplicitamente. E và da sé che non potrebbe pretenderlo a chi non crede nella risurrezione dei corpi, chessò, ad un indù, a un ateo, ecc. Al massimo potrebbe chiedere – ma non si capisce con quale diritto – che la volontà del defunto di essere cremato alleghi una dichiarazione di questo genere: “Voglio essere cremato dopo la morte, ma sia chiaro che non sono cattolico”.
Insomma, la questione dovrebbe essere abbastanza semplice: se uno vuole essere cremato, è chiaro che o è un cattolico che non intende mettere in discussione il dogma della risurrezione della carne o non è un cattolico. In altri termini, la Chiesa potrebbe obiettare solo nel caso di una dichiarazione di questo genere: “Sono cattolico, ma credo che la risurrezione dei corpi sia una stronzata e voglio essere cremato dopo la morte, così, giusto per fare un dispetto alla Chiesa”. Già , ma che razza di cattolico sarebbe un cattolico così? Sarebbe un cattolico eretico, di quelli che un tempo si sarebbero cremati in vita – e qui subentrerebbero un sacco di altre sottoquestioni che lasceremo da parte per non incasinarci troppo.
In conclusione: la volontà di essere cremato o è (implicita) dichiarazione di non essere un cattolico o quella (esplicita) di essere un cattolico che non intenda mettere in discussione il dogma della risurrezione della carne.
Correggetemi se sbaglio: se il Comune di Bologna, nel pieno rispetto della suddetta legge dello Stato, destina un prato nel cimitero monumentale della Certosa alla dispersione delle ceneri dei defunti che hanno espresso la volontà di essere cremati, a me pare che la Chiesa non avrebbe da fare alcuna obiezione, no? No. Tramite la Curia bolognese fa sentire il suo cruccio, e non si capisce bene su cosa poggi la sua obiezione. Ma l’inaugurazione del Giardino delle Rimembranze (400 metri quadrati di prato circondato da siepi e cipressi) ci sarà lo stesso.
Sembra una vittoria del principio laico, ma è soltanto una vittoria della più elementare logica. Quasi sempre le due cose coincidono.