Un ambiente inteso in senso assolutamente peculiare, pur trattandosi non di altro ma (anche ma non solo) dell’ambiente come viene tradizionalmente inteso dagli ambientalisti professionali , è quello che i Radicali, e solo loro, sono oggi in grado di concepire e di prendere come riferimento delle proprie prese di posizioni ed azioni politiche. Ne sono profondamente convinto. Nel loro D.N.A. culturale, infatti, l’ambiente non è l’ immagine sacra di una divinità da adorare; e neanche è solo contenitore, qualcosa di esterno al protagonista umano che vi agisce e se ne occupa come della propria “culla/ casa/tomba” creata per lui e da dominare ; e neppure solo lo scenario esistenziale, l’insieme di ciò che ci circonda e di cui avremmo, fideisticamente, coscienza (ma non la conoscenza) che esso ci preceda e che ci sopravviverà .
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L’ambiente dei Radicali non è insomma, nè il Creato né la Natura, o, meglio non è “quel creato” così come lo prospettano le più grandi narrazioni mitologico – confessionali. Esso, per chi fa, non fondamentalisticamente, riferimento alle nozioni scientifiche disponibili è “realtà in evoluzione con l’umanità ” che ne è parte a sua volta ; “con” nel senso di insieme ed ( è sperabile) indisgiungibilmente , in modo che il rapporto fra uomo ed ambiente, come l’evoluzione ce lo indica, non possa che essere assunto che come un continuo potenziale che si realizza indirizzandosi di volta in volta in un senso o in un altro per l’influsso che in modo sempre più deciso l’uomo (con il suo potere moltiplicato dalla tecnica) esercita su di lui; e, nel medesimo tempo influenza e fa evolvere un Genere (quello umano) che ha imboccato “la strada della coscienza” rendendosi via via sempre più indipendente ed autonomo dal contesto in cui “gli tocca vivere” perché in grado di progettare e realizzare oltre che scoprire, parti sempre più vaste di ciò che lo circonda, sino ad influenzare la natura (per continuare ad usare questo termine un poco equivoco) in modo tale ormai da essere divenuta quasi altrettanto artefatta che originale .
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L’evoluzionismo come riferimento scientifico fa assumere all’ambiente (per i concetti di “adattamento”e “selezione”….) anche una valenza costitutiva e creatrice (o forse meglio”con- creatrice”) senza la considerazione della quale ogni sforzo di pervenire ad una conoscenza del reale sarebbe frustrato. Solo considerando l’interazione del soggetto umano su di esso (assieme, ma diversamente, a tutti gli altri soggetti che possono esercitarvi un influenzamento significativo) sono meglio assicurate una visione più laica della vita, nel senso di meno condizionata ideologicamente, e dignità di”responsabile” a ciascun essere umano.
L’”ambiente dei Radicali “è quindi più vasto, è anche“placenta umanistica “, è l’insieme delle “sostanze staminali “della natura; comprende l’uomo, ma ne è, contemporaneamente l’interfaccia reagente, in forma interattiva.
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Perciò l’ecologia come attenzione ed impegno di fondo assume per essi valenze ben diverse rispetto a quelle dei creazionisti e degli loro spesso inconsapevoli epigoni , come la maggior parte dei cosiddetti “ambientalisti”. La caratteristica peculiare di questo atteggiamento, che definirei laicamente evoluzionista, è che esso comporta che si presti attenzione e si investa non solamente su quella parte della relazione uomo -ambiente costituita dagli effetti che l’azione( o l’inazione) dell’uno può determinare come conseguenze sull’altra, ma che, altrettanto se non più intensamente, si consideri e si prenda in considerazione il rapporto reciproco fra essi, ovvero quello dell’effetto che l’ambiente, con la sua”selezione”, può determinare sull’uomo così come su tutte le altre specie viventi.
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Ricerca di fonti di energia” rinnovabili e non strategiche “e salvaguardia di livelli di inquinamento compatibili con dimensione della popolazione e con l’ azione produttiva e di consumo dell’umanità , iniziative su temi precipuamente di ordine per così dire quantitativo, vanno, perciò , secondo un “approccio radicale”, necessariamente integrate da altre, individuabili attraverso la valutazione qualitativa dell’effetto che un ambiente, dato o a sua volta prodotto, può determinare sulle caratteristiche identitarie , genetiche e culturali( sia di singoli individui che di un intero genere) di un’umanità  sottoposta a mutamenti significativi ed irreversibili ; e, quindi, sulla sua” essenza” .
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Ogni mutamento stabile, subìto o perseguito e determinato che sia , si può dire in termini economico/finanziari, produca quindi,   non solo possibili effetti di riduzione dell’aggio che l’uomo può trarre dal capitale risorsa /ambiente ma anche un vero e proprio effetto di svalutazione o di incremento del valore patrimoniale dall’ambiente , da attribuirsi ai mutamenti intervenuti. Da un certo punto di vista il, nostro ormai, “rientro dolce” è al tempo stesso una denominazione/definizione non del tutto adeguata a rappresentare appieno posizioni essenzialmente evoluzioniste perché non esiste un ‘ottimizzazione del rapporto uomo/ ambiente di riferimento assoluto cui tornare ( sarebbe“ l’età dell’oro” dei miti); ma d’ altro canto, sta a significare la necessità di non trascurare la possibilità che si possa “essere usciti “da una condizione che sarebbe da riconquistare necessariamente , per non compromettere la stessa possibilità di autodeterminazione responsabile di un uomo che la rivendichi non come l’ insensata trappola di una divinità crudele ( in cui è scritto “dovrà cadere” perché portatore della macchia originale dell’imperfezione), ma come la condizione di salvezza e la via dell’edificazione completa del proprio destino.
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In questa accezione io personalmente la accolgo :come rientro dolce nella pienezza della libertà . Premettendo che, per me, tale libertà umana non è ”conservata” , originaria ed intatta come l’ambiente al momento della creazione, entro una scorza di scorie / peccati, anche ambientali, che l’avrebbero ricoperta e bruttata e che basterebbe eliminare per vederla riemergere, ma che invece tale libertà si è via via potenziata per azione anche dell’uomo affrancandoci dal mondo e trasformandolo sin a permetterci di misurarci con la sua stessa progettazione come più adeguato. Come conseguenza, una ottimizzazione del rapporto uomo /ambiente deve essere valutata” storicamente” facendo riferimento all’evoluzione , ai suoi stadi ed anche al suo potenziale ( in caso contrario saremmo contro O.G.M. ed ingegneria genetica e praticamente contro la libertà di ricerca scientifica); per cui il miglior ambiente possibile per un umanità ”ulteriormente mutata” potrebbe essere un ambiente che potrebbe richiedere la trasformazione radicale delle caratteristiche sin qui riconosciute come naturali:
“La verità vi farà liberi “ indica, a chi l’accolga laicamente, un altro” ambiente” quello della verità - conoscenza, che i Radicali, perché non venga compromesso da condizioni che annichiliscano prospettive e potenza progettuale dell’umanità , tentano di presidiare e difendere, isolati ed irriconosciuti, combattuti e spesso sabotati (quasi) per istinto; genuinità e trasparenza di essa sono necessarie per fornire consapevolezze crescenti e strumentazione adeguata al compito ed all’impegno della partecipazione attiva all’evoluzione che il loro umanesimo comporta ( quando ho accennato , al Congresso, all’esistenza di una “mistica radicale”, questo intendevo nella sostanza).
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Ho parlato anche di” ecologia della memoria” come in sostanza della funzione che le organizzazioni del Partito Radicale hanno svolto sinora, ovvero quella di conservare un memoria/ambiente non contaminato da disinformazione per coloro che possono” riconoscerlo per riconoscervisi” in tutta la pienezza della verità dell’informazione diretta, testimoniata e conservata a tal fine.
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L’autostima di una persona o di una comunità , che è la misura della integrità  della propria libertà  progettuale, viene compromessa se lo specchio dei fatti in cui essa si considera le viene appannato per colpa o per dolo ( sarà un caso, ma il significato all’origine attribuito al nome di Marco, da Pannella nome scelto e non subìto , è terso, polito, come doveva esserlo uno specchio, di metallo, nell’antichità per riflettere un’immagine non distorta, ma, pur rischiando sorrisi di compatimento, non mi sentirei di escludere che non lo sia).
Ecologia della memoria significa consentire salvaguardando il quantum di verità dei fatti di “conservare” l’uomo che vi si specchia ricevendone di ritorno un’immagine di sé non alterata.
E’ così importante tale rispecchiamento, che la nuova frontiera della nevrosi è per l’appunto il narcisismo, paragonabile per l’uomo all’atteggiamento compulsivo delle scimmie che premono il pulsante che attiva l’elettrodo posto nel loro cervello a stimolare l’area del piacere sessuale, “dimenticandosi di nutrirsi”.
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Un altro connotato indispensabile di un ambiente così come proposto , è la bellezza , che è anticipazione percepita della qualità della propria opera ; per cui veder brutta una cosa equivale a scartarla, a trattenersi dal farla propria o rivendicarla, mentre , al contrario, la bellezza di un gesto o di un contesto è segno di un’attrazione in potenza, di una possibilità della sua riproposizione o di nuove realizzazione per conformare ciò che bello, per confronto, non ci appare.
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L’ambiente è percepito come bello per richiamo ad un codice culturale che ci influenza, orientando, selezionando e distorcendole, le percezioni che ci consentono di metterci in contatto con esso; è bello ciò che riconosciamo come tale per esperienza positiva diretta e, prima ancora , per insegnamento e per il fenomeno di mimesi sociale. La perdita di ciò che riteniamo bello non viene risarcita , solo,da un” nuovo più bello”, ma frequentemente da un brutto o almeno da un non- bello. Se riportiamo tutto questo al livello delle scelte delle“politiche ambientali ed ecologiste” tradizionalmente intese, ne derivano conseguenze di non poco conto, Prendiamo un esempio per tutti: quello delle grandi infrastrutture, dal corridoi europei alla T.A.V.
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Qual è l’atteggiamento da assumere nei riguardi di questo capitolo di iniziative e d’investimenti così cruciale da ricevere, unico, dai due schieramenti unanimi e sperticati riconoscimenti di” strategico, fondamentale, essenziale” ; sino al più recente”indispensabile” ma si badi bene, non come ci si aspetterebbe, ” come l’acqua “ma “come l’Euro”, del corsera del 22 Nov u.s..
Responsabilità di governo richiede,a chi l’assume, solidarietà doverosa ; ed una certa aura di sacralità attribuita alle Istituzioni tende a ridurre la sensibilità critica , a volte, ad una fastidiosa sensazione di incomprensibile disagio. Come quello che provo io di fronte alla catafratta certezza che le strategie annunziate con degli slogan degni di“uno, cento, mille Gioia Tauro” o “ l’Italia piattaforma ( al quaeda , in arabo!) del Mediterraneo” o”la portaerei per l’Oriente e la Cina verso Occidente ed Europa,” assieme all’esame delle iniziative proposte per darvi corpo, generano in me.
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Il sospetto di un compromesso non palese , prodotto del veder miracolosamente azzerate, al presentarsi del capitolo”grandi infrastrutture”, le feroci critiche e le contrapposizioni irriducibili fra Il Cavaliere ed i suoi Ministri ( con il” perfido Lunardi” in testa con i suoi Mose, Ponte sullo stretto, e Tunnel pervasivi , oltre alla famigerata T.A.V., paladino di tutte le Imprese /Consorzi oligopoliste nazionali ) ed il lungimirante Fassino ed il folgorato Di Pietro della coalizione che esprime Prodi (con dimostrazioni di liberismo aziendalista ai raduni di Capri dei “Giovani (figli) Industriali”,e procacciatori di nozze interessate con tutte le Cooperative bianco-rosse) con sullo sfondo, di entrambi, con le Compagnie delle Opere, Consorterie meno nominabili delle mafie e delle camorre, lungi dal cessare in me per un rassicurante” se son tutti d’accordo, allora sarà proprio giusto così”, si rafforza.
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Non essendo in grado” per titoli ed esami” di affrontare la materia con dovizie di cifre e contorno affidabile di dati incontrovertibili, e di sostenerne una critica tecnica credo che il motivo di questa “forte resistenza” ad adeguare il mio giudizio a quello imperante degli” esperti “sia motivato e da attribuire proprio a quanto è stato premesso in merito ad ambiente e bellezza. Quando , per la realizzazione di un intervento che ha effetti ambientali molto significativi si fa ricorso ad una razionale disamina e valutazione ponderata dei vantaggi e degli inconvenienti ( costi e ricavi di impatto ambientale), il presupposto fondamentale della validità ed affidabilità di tale valutazione è che si confrontino fra loro elementi e dimensioni realmente comparabili non solo per dimensioni in gioco , ma, soprattutto per la loro natura o “qualità intrinseca”, comune.
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Ora” nulla quaestio” se, per un vantaggio unanimemente considerato rilevante, per il Paese e per l’Unione Europea, per i condizionamenti da contingente situazione economica e a fronte di rivolgimenti e delle modificazioni epocali in corso ( la Globalizzazione ed il boom delle potenze emergenti del Far East) , quale quello del potenziamento delle infrastrutture in particolare di ricezione e trasporto dei prodotti scambiati internazionalmente, si richiede a coloro che se ne avvantaggiano più direttamente il costo rappresentato da un aggravio delle condizioni abitative esistenti magari compensato da facilitazioni di quelle produttive. Ma non così se il sacrificio da subire non peggiora semplicemente lo status quo, ma certamente lo altera ,ed irreversibilmente, a fronte della certezza sempre relativa dell’adeguatezza delle soluzioni prospettate. A maggior ragione se, alterando lo status quo, come nel caso dell’ Italia, si distrugge un patrimonio di risorse altrettanto non rinnovabili di quelle energie che “proprio per questa caratteristica “ sono fatte, giustamente, oggetto di analoghe iniziative di salvaguardia a livello nazionale ed internazionale ( vedi protocollo di Tokio ).
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Nel nostro caso le risorse ambientali ( paesaggistiche, ed artistico/culturali) sono considerarsi non meno altrettanto strategiche delle fonti di energia. E non occorre certo sottoporre il caso a Rutelli o Pecoraro Scanio; basta guardare agli effetti sull’ambiente che le politiche di investimento sullo strategico ruolo logistico dell’Italia in Europa e nel Mondo, annunciano, a quel che si conosce.
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Mi riferisco in particolare al combinato disposto della strategia basata contemporaneamente sulle “autostrade del mare” ed alla trasformazione dell’Italia in piattaforma logistica Est -Ovest e Nord –Sud, a mezzo della realizzazione di “corridoi europei” (n° 5 e n°, 8 in particolare).
Ciò comporta certamente , anche se non è ancor ben definito come, la trasformazione di gran parte delle coste ( di tutti i principali approdi naturali a mare cui saranno da aggiungere nuovi porti artificiali ) da attrezzare per la ricezione e la scomposizione di carichi provenienti dalle nuove aree di produzione asiatiche principalmente e da collegare a reti rapide integrate fra autostrade, costiere o meno, e rete ferroviaria ,entrambe da completare e potenziare. La filiera: porti navi porta- container, navi di trasporto dei carichi “scomposti”, rete ferroviaria a due velocità merci e passeggeri ( e questa era l’originale strategia dell’”alta velocità ”) ed interporti di scambio con T.I.R. e camion di ogni dimensione e grado, a costituire il circuito sanguigno per le metastasi di un cancro già insediato e diffuso nei territori soprattutto del centro nord , la logistica di trasporto stoccaggio e trattamento delle merci per la consegna con i suoi pervasivi e sterminati capannoni a riempire di “servizi avanzati di logistica per l’Europa” (almeno quella del sud,che li ha lasciati a noi nella divisione del lavoro comunitaria proprio perché fra i meno qualificati , ad altissimo “consumo “del territorio ed a marginale richiesta di addetti)”, tutti i terreni ancora non industriali del paese ma , come quelli ancora agricoli in attesa di una quasi certa destinazione. L’Italia non si avvia ad essere un Paese in cui solo i Parchi ricorderanno un ambiente distinguibile fra città , campagna, industria?
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Dubito sia così, alla luce di una serie di considerazioni possibili al riguardo di cui mi limiterò ad accennare ad una soltanto, quella della innaturalità della rettificazione ossessiva dei percorsi e  della sostituzione del tradizionale senso di flusso ortogonale rispetto alle dorsali che seguiva le valli ( in particolare appenninica) con l’ opposto , parallelo alla costa, che comporta la rottura continua delle dorsali minori ed il rifiuto dei valichi da sostituire con tunnel e sopraelevazioni stradali e ferroviarie. Si annuncia uno stupro/deflorazione di ambienti vergini? E le “corniche” troppo spesso si sono rivelate, nel nostro Paese delle migliaia di autonomie come cicatrici rituali che “territori adolescenti “(come gli universitari tedeschi erano soliti infliggersi per “testimoniare la maturità ”) si procurano, con successivi “piercing “di ecomostri. E che non si tratti di un”ubbìa rosso/verde” lo testimonia il fatto che negli U.S.A. buona parte dell’East Coast è non è percorribile” lungo costa” che invece è visitabile con percorsi “a pettine” che impongono di rientrare lungo lo stesso asse seguito per arrivare al mare per poter poi, solo dopo un nuovo percorso interno, ritornare alla costa al mare senza che ciò sia considerato un modo per non valorizzare l’ambiente, ma esattamente per l’opposto. Di per sé questo nuovo assetto sarebbe solo più costoso in termini di investimenti peraltro ben salutati dai costruttori di opere civili grandi e piccole e dal loro indotto che sembra ormai l’unica realtà ancora sopravvivente pur con caratteristiche altamente parassitarie nei confronti del territorio in un’Italia depressa quasi ovunque di business ad alto valore aggiunto che non sia da pagare con altrettanto, almeno, valore ambientale sottratto (e mi torna in mente l’infausto “non saremo un popolo di camerieri “di Amato , Presidente del Consiglio).
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Ma esso costituisce rottura dell’immagine italiana fatta di una miriade di enclave, evolutesi e sviluppatesi proprio per essere state autoctone , riunite amministrativamente ma non mescolate od omogeneizzate. E’ un ambiente affascinante ma fragile, alla cui scoperta vengono da sempre stranieri per i quali tale condizione costituisce un elemento d’attrazione genuina e che reagiscono non positivamente anche se”in massa” se percepiscono che vien loro proposta una” massificazione di riferimenti”, non caratterizzati ,indistinti sia sul piano alimentare che in generale, del costume.
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Ed è un ambiente, il nostro fatto anche di persone civilmente e culturalmente fragili, ancora incerte fra una difesa, primitiva ,di tradizioni da testimoniare identitariamente ma ciecamente con la chiusura al diverso ed al moderno e nuovo , e le tentazione dell’ emigrazione, o dell’abiura della propria sensibilità residuata dalle devastazioni televisive. Per loro, ed infine per tutti gli italiani, l’ambiente- specchio si potrebbe frantumare per sempre, irreparabilmente.
Per altri forse, per dei superstiti di un avvenuto massacro da inurbazione e sfruttamento edilizio selvaggio come molti degli abitanti di Napoli in perenne frustrata attesa di proposte alla Rossi per sperare ancora ci obbligano purtroppo a constatare , lo shock non sarebbe inutile ma difficile.Â
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Sono sinceramente perplesso.
Ma è rifiuto pregiudiziale della modernità pretendere che non si spaccino l’affannata assenza di prospettiva e la troppo diffusa miopia di governanti, succedutisi senza riforma alcuna, per meditata e lungimirante scelta di illuminati e sprovincializzati statisti, sedicenti “coatti” da europei ( o asiatici o …) indicati come i soliti, cinici, bari inviatici dal destino? E la solita, abusata gestione dell’emergenza, per pianificazione strategica?