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Contrario a "concedere il diritto di adozione alle coppie omosessuali"; "non favorevole all'eutanasia". Queste due dichiarazioni pronunciate ieri da Piero Fassino, segretario ds, durante la registraÂzione della trasmissione Telecamere, fanÂno capire che in lui qualcosa è cambiato.
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A scorrere il suo intervento al Consiglio nazionale Ds di due giorni fa, poi, ci si acÂcorge che il segretario ha messo da parte i numeri (sulla Finanziaria, sui sondaggi, sul consenso) e ha deciso di puntare alla soÂstanza, aprendo all'interno dei Ds la diÂscussione sul fattore cattolico, anche in viÂsta del Partito democratico che verrà : "Una questione aperta è quella della laiÂcità dinanzi all'emergere di nuove queÂstioni antropologiche - ha detto Fassino al Consiglio - dobbiamo scegliere quale meÂtodo adottare: possiamo rispondere in terÂmini identitari, facendo anche di drammaÂtici e inediti dilemmi - quali la dura soffeÂrenza di Piergiorgio Welby - l'ennesima ocÂcasione per dividerci in modo ideologico. Oppure possiamo - e a mio modo di vedere dobbiamo - trovare il coraggio di ascoltare e comprendere le ragioni dei diversi approcci e cercare, insieme, soluzioni condivise".
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"La laicità - avverte Fassino - non è un'ideologia, una visione compattamente alternativa a una visione religiosa. Né la laicità è il rifugio di una presunta e illusoria neutralità in uno spazio asettico". Parole chiare. Anna Serafini, senatrice Ds e moglie di Piero, la pensa allo stesso moÂdo. "Dai cattolici - dice - ho imparato molÂto e rivendico nel dialogo con loro un apÂproccio pragmatico. Abbiamo soltanto un'alternativa: parlare, confrontarci, meÂdiare. Altrimenti, abbiamo già esperienze alle spalle: il referendum sulla fecondaÂzione assistita. Non possiamo correre il riÂschio di fare quella fine".
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Marco Marturano, spin doctor della GM&P (ndr, Game Managers & Partners) e consulente politico di Fassino, prova a spiegare al Foglio il passaggio sulla laiÂcità nel discorso del segretario Ds. "Da un Iato - dice - c'è la contingenza politica. Piero lancia un punto per una mediazioÂne con i cattolici. Prodi, per cultura e forÂmazione, non potrebbe dire le stesse cose allo stesso modo. La posizione di Fassino, poi, da una linea da seguire, sui temi delÂla famiglia, della vita e della morte, ai Ds. In una parte di questo discorso può esserÂci, sarebbe naturale, una certa continuità con la sensibilità del Pci sui temi della morale, ma c'è soprattutto il rispetto e là dovuta attenzione a una parte consistente del nostro paese che, rispetto ai temi etiÂci e ai valori, è 'conservatrice'. Fassino ofÂfre una disponibilità alla mediazione con le componenti cattoliche anche in vista del futuuro Partito democratico.
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"Dal punto di vista della comunicazione politica classica, in questa fase - nota MarÂturano - in cui la Finanziaria è andata e il Partito democratico sembra in stallo, FassiÂno ha scelto di fare il player sino in fondo. Nei suoi ultimi interventi non ha fatto manÂcare un'autocritica sul governo, ha chiesto più volte di ricalibrare l'azione dell'esecutiÂvo davanti al paese con una maggiore spinta riformista. Queste novità partono dal fatto che Piero ha deciso di far pesare sino alla fiÂne la propria leadership nella genesi di un partito unico del centrosinistra. In fondo questo è il suo compito, per farlo bene lo hanno anche lasciato fuori dal governo". Certo, nota Marturano, il momento per lui è particolarmente felice: "Le altre leadership sono in crisi perlomeno di appeal. Romano Prodi aveva i suoi punti di forza nell'equiliÂbrio e nella mediazione, la sua comunicaÂzione puntava sulla razionalità dei numeri. Scegliendo di giocare la carta del professore, però, si rischiano gli effetti collaterali leÂgati ai difetti della categoria: innanzitutto l'arroganza e la distanza". Come ripeteva alÂle proprie attrici, con un certo sadismo, il reÂgista francese Roger Vadim: "Ci sono regole per recitare bene la propria parte ma ce n'è una per essere Brigitte Bardot".