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Caschi blu pedofili, parlano le vittime

• da La Stampa del 4 gennaio 2007, pag. 14

di Paolo Mastrolilli

La prima grana per il nuovo segretario generale dell'Orni Ban Ki-moon, a parte il dibat­tito sulla moratoria della pe­na di morte, viene dal passa­to: è l'accusa di abusi sessuali commessi dai caschi blu in Sudan. Sono denunce prece­denti al suo mandato, che il Palazzo di Vetro ha promesso di investigare, ma potrebbero deragliare i tentativi del diplo­matico coreano di inviare una forza di pace in Darfur.

 

La notizia è stata pubblica­ta dal Daily Telegraph, che ha scritto di aver visto un rap­porto preliminare dell'Unicef. Secondo il documento al­cuni peacekeeper schierati nella regione di Juba avreb­bero abusato di bambini e bambine fino a 12 anni d'età. Il giornale ne ha intervistati alcu­ni, che hanno confermato. «Un uomo  alla guida di  un'auto bianca - ha raccontato Jonas, 14 anni - mi ha chiesto se vole­vo salire. Era dell'Orni, ho rico­nosciuto le lettere bianche e nere dipinte sull'auto. Quando siamo scesi mi ha bendato e violentato. Poi, siamo tornati indietro e mi ha cacciato dalla macchina. Da allora torno spes­so lì, sperando che qualcuno mi prenda per fare lo stesso servizio a pagamento».

 

Nel Sudan meridionale ci so­no circa 11 mila caschi blu della missione Unmis, schierati per aiutare la ricostruzione. Il re­sponsabile regionale, l'inglese James Ellery, rifiuta le accuse: «Abbiamo condotto un'inchie­sta, nessuna denuncia è stata provata. Questo è un Paese molto arretrato: ci sono parec­chie incomprensioni, le voci si diffondono velocemente». Elle­ry ha detto che tutti i membri della missione sanno che i rap­porti sessuali con la popolazio­ne locale sono vietati, però ha aggiunto: «Nelle forze dell'Onu sono presenti soldati di tanti Paesi, c'è sempre qualche mela marcia».

 

L'assistente segretario ge­nerale Jane Holl Lute, vetera­na dell'esercito americano che supervisiona le operazioni di pace, ha promesso un'inchie­sta: «Nelle denunce potrebbe esserci della verità. Questi so­no ambienti molto difficili. Non credo che si tratti di accuse nuove, ma le tratteremo con la stessa serietà di tutte le altre. Accerteremo i fatti e prenderemo le misure necessarie».

 

Denunce di questo genere sono già state fatte in passato. Le più gravi vennero presenta­te contro i caschi blu in Congo: da allora il Palazzo di Vetro ha adottato rimedi severi. Dal gen­naio 2004 al novembre scorso l'Onu ha condotto indagini con­tro 319 soldati e funzionari civi­li, punendone 179.

 

Il problema si ripete perché spesso i peacekeeper vengono da Paesi poveri, attirati dai compensi della missione, e non ricevono una preparazione adatta. L'ex segretario Annan aveva già cercato di adottare una politica più rigida, ora que­sta nuova denuncia rappresen­ta il primo banco di prova per Ban.

 

L'accusa del Telegraph sembra fatta apposta per dera­gliare l'invio di una forza di pa­ce da 20 mila uomini nel Dar­fur, che il Consiglio di Sicurez­za ha già approvato. I caschi blu non sono ancora partiti per­ché il governo locale si oppone, e Khartum ha già dichiarato che la vicenda «ha avuto un ef­fetto negativo sull'idea della missione Onu». A fine gennaio Ban incontrerà il presidente al Bashir per sbloccare la crisi, ma prima dovrà dimostrare se­rietà e determinazione nel gestire le accuse di abusi ai ca­schi blu.

 



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