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Super Marco il sabotatore della Reggia

• da Il Gazzettino del 12 gennaio 2007, pag. 1

di Mario Ajello

Summit con beffa. Conclave con scherzo da prete. Anzi, da Radicale. Marco Pannella non doveva esserci, invece eccolo qui alla riunione del Governo prodiano nella Reggia di Caserta. Scende da una jeep nera e rovina la festa, almeno il primo giorno, vestendo i panni -per lui quasi normali - del fili­bustiere.

 

I Borboni avevano il terrore dei pirati ma nessun pirata, neppure Barbanera, è mai riu­scito a penetrare dentro la Reggia questa città campana. «Io sono il primo ad avercela fatta!», esulta  Pannella. Super-Marco - «avrei dovuto vestirmi da Capitan Uncino o da Sandokan» - dà l'assalto al forziere della riservatezza del Gover­no, voglioso dicentellinare le notizie del vertice campano, e lo scardina fantasiosamente. Armato di un telefonino e fa­cendosi beffa - pur di mettere a nudo la dabbene regnante ' nell'esecutivo proprio nel sum­mit che dovrebbe sancire l'unità dei ministri e dei partiti - di un ex poliziotto e di un ex Pm (Antonio Di Pietro), del capo del Viminale (Giuliano Amato), del Ministro della Giustizia (Clemente Mastella) e di tutti i carabinieri adibiti a proteggere non solo Prodi e compagnia ma soprattutto la «fedeltà al Governo». Quel concetto sventolato in campa­gna elettorale dal Professore e che il leader radicale manda in frantumi, come se fosse Johnny Depp nei «Pirati nei Caraibi. La maledizione del forziere fantasma».

 

Tutto deve restare riserva­to? Invece SuperMarco accen­de il cellulare e il discorso di Prodi finisce direttamente su Radio Radicale. «Spegnilo!», ,. gli dice il Professore: «Questa è una scorrettezza! Non esiste!». E lui: «No, è solo pirate­ria. E noi libertari da sempre facciamo atti così».

 

Mentre si scatena la discus­sione nella sala dei Ministri, all’esterno c'è un tizio che ha ap­pena tirato una pioggia di condom sulla testa della Bindi e della Turco, qualche berlusconiano grida «Silvio, Silvio!», le Iene sono in agguato (e più tar­di litigheranno con Pannella dandogli della "pederasta"), il traffico è impazzito in questa che rispetto al vertice governa­tivo è una «Città distratta» (co­me dal titolo dal bel libro Einaudiano su Caserta scritto da Antonio Pascale) e i fotografi sono in sitting perché ieri han­no impedito loro di lavorare co­me vorrebbero. Ma il Pirata Radicale vendica le sofferenze di tutti, bucando quella che lui chiama - esagerando - la «Cor­tina del silenzio». «C'è qualcu­no che, di soppiatto, sta diffon­dendo le nostre conversazio­ni! », è l'allarme che comincia a circolare lungo il tavolo a ferro di cavallo. Chi è il colpevole? «Io no», «Io no», «Io no», si di­fendono i ministri. E Pannella: «Io sì...». «Spegni quel telefoni­no!», ordina lo sceriffo Di Pie­tro. «Smettila di fare il poliziot­to», reagisce Pannella in piena Pannellata. Fassino ha il volto scurissimo. Rutelli, pur essen­do ex radicale, è allibito. Pannella grida a Tonino: «Ma pen­sa all'Italia dei Valori, anzi al tuo De Gregorio...»., facendogli il verso meridionale: «Statt'accuorto!» (stai attento) «Con te faremo i conti dopo». Magari durante la notte, inscenando nella Reggia uno spaghetti we­stern intitolabile: «II Pirata e il Poliziotto»! Pecoraro Scanio: «Speriamo di no. La stanza di Tonino è accanto alla mia e vorrei dormire». Infatti, poi, dormiranno tutti, ma non nelle stanze sfarzose e reali. Anzi: «Sono cellette», spiega Bersani, contento. «Roba per mona­ci», conferma soddisfatto Fer­rerò che è un mistico valdese oltre che un comunista. Insom-ma questa è una Reggia ma i Ministri è come se non abitas­sero e non se la godono. Perché bisogna essere sobri, di fronte agli italiani che fanno i sacrifici per la Finanziaria, e poi il prodismo e più parente del dossettismo che del borbonismo. «Ev­viva, alloggiamo nell'ala dei cavalli. Come gli stallieri», gode Ferrero l'operaista. Mentre Mastella vorrebbe farsi un giro nei giardini come un'attrice americana: «A piedi nudi nel parco!».

 

Qui si sta in una reggia vanvitelliana come se si stesse in un'appartamentino due came­re e cucina o in un convitto da studenti fuori sede. I quali, co­me si sa, intrecciano amori. E allora anche qualche leader o ministro vorrebbe fare come i «Tre aquilotti» (Alberto Sordi e altri due nel film così intitolato, scritto nel '42 da Vittorio Mus­solini e musicato da Renzo Rossellini) che giovani reclute dell'Accademia Aeronautica ospitata nella Reggia casertana si innamorano della stessa don­na? E chi sarebbe questa don­na: la Melandri, la Pollastrini, la Bindi? Tra la Bonino e Di Pietro si nota il grande freddo nei loro rapporti e sarebbe im­possibile un flirt. La grande lotta è concentrata su altro e ripete come un mantra: «Libe­ralizzazioni, liberalizzazioni, liberalizzazioni...».

 

E Pannella? Durante il suo assalto, Di Pietro vorrebbe in­filargli le manette ai polsi. D'Alema ride. 0 piange? Poi di­fende SuperMarco e dice rivol­to a Tonino: «Questa è la demo­crazia, bellezza!». Si arriva al­l'armistizio: Pannella promette di spegnere il telefonino, ma per un po' non lo fa. Prodi non drammatizza ma poi dirà: «È stata un'inutile goliardiata. Anche perché non stavo dicendo nulla di sconvolgente e di se­greto». SuperMarco si sente in paradiso: «Bisogna essere pira­ti e non mosci. Con la mosceria di Prodi il Governo non arrive­rà da nessuna parte». Per ora è arrivato a Caserta. E ci resta. Mentre il pirata risale sul suo vascello - la jeep nera - e va via. Narrando come i filibustieri, nella storia, «hanno sempre messo a nudo le debolezze e le ipocrisie dell'ordine costitui­to».



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