Il pirata dell'etere ha i capelli bianchi e non mangia da diciassette giorni, ma gliel'ha fatta sotto gli occhi, gli ha lasciato acceso il telefonino cellulare e mentre i ministri parlavano, il premier Prodi parlava, mentre tutti erano sicuri di dire cose segretissime, Radio Radicale mandava in diretta il conclave del governo, che lui, quel magnifico, geniale, perfido pirata di Marco Pannella ha profanato come poteva e come voleva, costringendo i 450 giornalisti accreditati a ripetersi che se nella politica italiana non esistesse, uno così, andrebbe inventato.
Ora viene via dalla Reggia, barcolla sugli scaloni larghi e bagnati dall'umidità, tossisce, mordicchia l'ultimo mozzicone di sigaro e ammette di essersi molto divertito. «Non sai che goduria... Io me ne stavo lì, zitto zitto, buono buono... ed è andata avanti per quasi mezz'ora, finché non ho visto che qualcuno cominciava ad agitarsi, il Gran Consiglio rumoreggiava, ho visto Sircana bianco come un lenzuolo e allora, beh... Ho capito che, da fuori, li avevano avvertiti. I loro bei discorsetti navigavano sui ripetitori di Radio Radicale e, da lì, stavano rimbalzando in tutta Italia».
Quando ha capito di essere stato scoperto, quando Bobo Craxi, che gli sedeva accanto, ha smesso di prendere appunti e l'ha guardato perplesso, a quel punto Pannella ha preso il microfono e si è rivolto a Romano Prodi, che — balbettando imbarazzato — aveva appena interrotto il suo discorso. «Ti chiedo scusa, Presidente... visto che qualche collega mi guarda, ecco, vorrei ricordare che da Radio Radicale abbiamo già mandato in onda trasmissioni pirata sulle sedute della Camera dei Deputati. Anche stavolta, perciò...».
Antonio Di Pietro, seduto pochi posti più in là, è scattato come una molla. Ha puntato il dito, ha urlato: «È reo confesso! E lui!». «Ma piantala di usare questo linguaggio da poliziotto, piantala e occupati dell'Italia dei valori, pensa a De Gregorio...». Poi, sempre parlando nel suo telefonino, ha chiesto ai tecnici di Radio Radicale di interrompere la messa in onda. Ma era solo un messaggio convenzionale: dovevano mandare un po' di musica classica, in attesa che, come previsto dalla scaletta del ministro Santagata, arrivasse il turno di Pannella che pure, in quanto «sostituto» del segretario radicale Rita Bernardini, avrebbe avuto diritto a un intervento di sette minuti. Però ci sono cascati tutti.
Prodi ha tirato un sospiro di sollievo e poi c'era Rutelli che sorrideva e la Melandri che si faceva spiegare bene cosa stesse accadendo. Amato che guardava l'orologio. «Possiamo proseguire tranquillamente», ha detto allora Sircana. Ma meno di un'ora dopo, la voce di Pannella è tornata a farsi sentire sulle frequenze di Radio Radicale. E stavolta, a differenza di prima, la ricezione era pressocché perfetta. «Questo governo — ha detto Pannella — dev'essere aiutato a durare». Quindi ha proseguito parlando dell'emergenza Vesuvio, dei paesi che sorgono nell'area flegrea e ha spiegato che lui e il suo partito hanno «un piano per scongiurare ogni pericolo». Con lo sguardo rivolto a D'Alema ha parlato della sua lotta alla pena di morte, ha ricordato l'esecuzione di Saddam Hussein e il suo sciopero della fame, che continua. Ha chiesto che «il ministero di Emma Bonino diventi, finalmente, un ministero». A Rutelli ha detto che la legge sul testamento biologico «non può più essere rimandata». E questa è stata l'ultima frase che s'è udita alla radio. Perché poi, a Pannella il microfono è stato letteralmente spento.
Mediaticamente, l'operazione può essere valutata come un autentico trionfo. Così largo che lui, il pirata di mille battaglie radicali, può permettersi di affrontare Enrico Lucci, l'inviato del programma televisivo «Le Iene», negando tutto: «Cosa avrei fatto? Ah sì? Qualcuno ha mandato in diretta radiofonica l'intervento di Prodi? Ma no? Ma dai? E io avrei litigato con Di Pietro chi? Con Lucio Di Pietro?». E Lucci, con quella sua voce cantilenante: «A Marcolì, ma questo è un conclave, è una cosa seria... sei grande e grosso, e ancora scherzi, ancora fai il ragazzino?».
Pannella sta al gioco della provocazione e tira diritto, saluta i poliziotti, i carabinieri e gli uscieri, che allargano le braccia emozionati e poi s'inchinano, e mai, in questa Reggia borbonica, s'erano visti tanti inchini per un pirata.
Alla cena del conclave, tra un po' serviranno spigola con patate mandorlate e babà caldi. Pannella magari è la sera buona per interrompere il digiuno. «Qui? Alla mensa di questi qui? Giammai! Preferisco svenire».