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Pannella, diretta-pirata sulla radio Di Pietro all'attacco: il reo è lui

• da Corriere della Sera del 12 gennaio 2007, pag. 9

di Fabrizio Roncone

Il pirata del­l'etere ha i capelli bianchi e non mangia da diciassette giorni, ma gliel'ha fatta sotto gli occhi, gli ha lasciato acce­so il telefonino cellulare e mentre i ministri parlavano, il premier Prodi parlava, mentre tutti erano sicuri di dire cose segretissime, Ra­dio Radicale mandava in di­retta il conclave del governo, che lui, quel magnifico, geniale, perfido pirata di Marco Pannella ha profanato come poteva e come voleva, co­stringendo i 450 giornalisti accreditati a ripetersi che se nella politica italiana non esi­stesse, uno così, andrebbe in­ventato.

 

Ora viene via dalla Reggia, barcolla sugli scaloni larghi e bagnati dall'umidità, tossi­sce, mordicchia l'ultimo moz­zicone di sigaro e ammette di essersi molto divertito. «Non sai che goduria... Io me ne stavo lì, zitto zitto, buono buono... ed è andata avanti per quasi mezz'ora, finché non ho visto che qualcuno cominciava ad agitarsi, il Gran Consiglio rumoreggia­va, ho visto Sircana bianco come un lenzuolo e allora, beh... Ho capito che, da fuo­ri, li avevano avvertiti. I loro bei discorsetti navigavano sui ripetitori di Radio Radi­cale e, da lì, stavano rimbal­zando in tutta Italia».

 

Quando ha capito di essere stato scoperto, quando Bobo Craxi, che gli sedeva accanto, ha smesso di pren­dere appunti e l'ha guardato perplesso, a quel punto Pannella ha preso il microfono e si è rivolto a Romano Prodi, che — balbettando imbaraz­zato — aveva appena inter­rotto il suo discorso. «Ti chie­do scusa, Presidente... visto che qualche collega mi guar­da, ecco, vorrei ricordare che da Radio Radicale abbiamo già mandato in onda trasmis­sioni pirata sulle sedute del­la Camera dei Deputati. An­che stavolta, perciò...».

 

Antonio Di Pietro, seduto pochi posti più in là, è scatta­to come una molla. Ha pun­tato il dito, ha urlato: «È reo confesso! E lui!». «Ma piantala di usare questo linguaggio da poliziotto, piantala e occupati dell'Ita­lia dei valori, pensa a De Gregorio...». Poi, sempre parlan­do nel suo telefonino, ha chiesto ai tecnici di Radio Radicale di interrompere la messa in onda. Ma era solo un messaggio convenziona­le: dovevano mandare un po' di musica classica, in attesa che, come previsto dalla sca­letta del ministro Santagata, arrivasse il turno di Pannella che pure, in quanto «sostituto» del segretario radicale Rita Bernardini, avrebbe avuto diritto a un intervento di sette minuti. Però ci sono cascati tutti.

 

Prodi ha tirato un sospiro di sollievo e poi c'era Rutelli che sorrideva e la Melandri che si faceva spiegare bene cosa stesse accadendo. Ama­to che guardava l'orologio. «Possiamo proseguire tran­quillamente», ha detto allo­ra Sircana. Ma meno di un'ora dopo, la voce di Pannella è tornata a farsi sentire sulle frequenze di Radio Ra­dicale. E stavolta, a differen­za di prima, la ricezione era pressocché perfetta. «Questo governo — ha detto Pannella —  dev'essere aiutato a durare». Quindi ha proseguito parlando del­l'emergenza Vesuvio, dei pae­si che sorgono nell'area flegrea e ha spiegato che lui e il suo partito hanno «un piano per scongiurare ogni perico­lo». Con lo sguardo rivolto a D'Alema ha parlato della sua lotta alla pena di morte, ha ricordato l'esecuzione di Saddam Hussein e il suo scio­pero della fame, che continua. Ha chiesto che «il ministero di Emma Bonino diventi, final­mente, un mini­stero». A Rutelli ha detto che la legge sul testa­mento biologico «non può più es­sere rimanda­ta». E questa è stata l'ultima fra­se che s'è udita alla radio. Per­ché poi, a Pannella il microfo­no è stato lette­ralmente spen­to.

 

Mediaticamente, l'operazione può essere valutata come un autentico trionfo. Così largo che lui, il pirata di mille battaglie radi­cali, può permettersi di af­frontare Enrico Lucci, l'invia­to del programma televisivo «Le Iene», negando tutto: «Cosa avrei fatto? Ah sì? Qualcuno ha mandato in di­retta radiofonica l'interven­to di Prodi? Ma no? Ma dai? E io avrei litigato con Di Pie­tro chi? Con Lucio Di Pie­tro?». E Lucci, con quella sua voce cantilenante: «A Marcolì, ma questo è un con­clave, è una cosa seria... sei grande e grosso, e ancora scherzi, ancora fai il ragazzino?».

 

Pannella sta al gioco della provocazione e tira diritto, saluta i poliziotti, i carabinie­ri e gli uscieri, che allargano le braccia emozionati e poi s'inchinano, e mai, in questa Reggia borbonica, s'erano vi­sti tanti inchini per un pira­ta.

 

Alla cena del conclave, tra un po' serviranno spigola con patate mandorlate e ba­bà caldi. Pannella magari è la sera buona per interrom­pere il digiuno. «Qui? Alla mensa di questi qui? Giam­mai! Preferisco svenire».


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