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La rivolta dei gettoni

• da La Stampa del 23 gennaio 2007, pag. 53

di Emanuela Minucci

Costi della politica. O meglio costi del Consiglio comunale. Se n'è parlato ieri in Sala Ros­sa, a soltanto 48 ore dall'aut aut lanciato dal vicesindaco Tom Dealessandri: «Dal mo­mento che stiamo tutti tiran­do la cinghia è ora che anche i consiglieri si diano una bella calmata». Qualcosa in più di un appello, che ha fatto la feli­cità dell'assessore al Bilancio Gianguido Passoni, da mesi impegnato in una stressante operazione di tagli per far quadrare le finanze di Palaz­zo Civico.

 

Ieri, gli effetti di questa la­vata di capo sono approdati in Consiglio comunale. Anche perché all'ordine del giorno c'era proprio una delibera sul­l'argomento che chiedeva di far lievitare da due a tre il nu­mero massimo di commissioni che un consigliere può se­guire al giorno. Un modo per guadagnare più soldi quoti­dianamente e far spendere di più al Comune, che, secondo l'assessore al Bilancio Passo­ni, si ritrova poi a dover paga­re un bel po' di costi indiretti (le ore di permesso se il consi­gliere lavora).

 

Secondo i consiglieri, al contrario, è un modo «per far funzionare al meglio l'attività amministrativa». Il provvedi­mento, insomma, è stato giu­stificato   con   l'esigenza   di compensare gli impegni isti­tuzionali dei consiglieri, incre­mentati dopo la costituzione di 3 commissioni speciali (Statu­to, Postolimpica e Italia 150) che si sono aggiunte alle 8 commissioni consiliari permanenti.

 

E a conferma del loro pen­siero, al termine della discus­sione i consiglieri comunali hanno approvato all'unanimità la delibera che gli consentirà appunto di cumulare, nell'am­bito della stessa giornata, fino a 3 gettoni di presenza per la partecipazione alle sedute del Consiglio, alla Conferenza dei capigruppo e alle commissioni. Il gettone, per ciascuna riunio­ne, ammonta a 120,85 euro e in un mese, in base a quanto stabi­lito dalla legge, non è possibile superare il tetto di 26, per un importo che dev'essere non su­periore ad un terzo dell'inden­nità prevista per il sindaco (3.142 euro lordi).

 

La seduta, però, si è risolta in un coro d'accuse all'indiriz­zo della giunta, rappresentata dall'assessore Borgogno, responsabile, per esempio, della gestione dei cellulari di Palaz­zo civico. «E' un'assurdità - è sbottato Gavino Olmeo dell'Uli­vo -, ve lo dico da ex assessore: si sprecano molti più soldi in giunta che non in Consiglio...».

 

Dello stesso avviso anche il col­lega Gaetano Porcino: «Perché non tolgono il telefonino agli staffisti? E perché gli assessori non lasciano l'auto blu in gara­ge?». Anche secondo un altro consigliere di maggioranza, Cuntrò, si tratta di una polemi­ca pretestuosa: «Noi possiamo guadagnare al massimo un ter­zo di quello che porta a casa il sindaco. Quindi la faccenda dell'accorpamento delle com­missioni non ci serve per arro­tondare ma per consentire a tutti di seguire meglio i lavo­ri». Ma che dire del fatto che molti arrivano in commissio­ne, firmano, e poi se ne vanno? Passoni è indignato anche da questo, e arriva a chiedere di istituire l'obbligo della doppia firma: all'inizio e alla fine dei la­vori. E aggiunge: «Voglio poi vedere quanti di questi signori dopo essere arrivati al tetto massimo continuano a venire in commissione».



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