Chiesa cattolica pigliatutto. Accendi il televisore e troÂvi il prete, il vescovo o il cardiÂnale. Raro che si veda un pastore valdese, un luterano o un monaco buddista. Accade sempre più spesso, anche nei programmi di intrattenimento e sui temi più disparati. E l'informazione del servizio pubblico? Anche nei Tg e nelle rubriche informative della Rai la religione è in aumento. Il Tg1 è passato dal 6% del 2004 all'8,37 dello scorso anno; il Tg2 dal 5,17 all'8,97 e il Tg3 dal 4,35 al 6,32. Nel 2005 si toccò il record delle presenze con punte del 13,27% ma va detto che in quell'anno morì Wojtyla e fu eletto Ratzinger. La parte del leone la fa comunÂque e sempre la chiesa cattoliÂca, praticamente un monopolio, quasi il 98% dell'informaÂzione religiosa sul telegiornale della rete ammiraglia e più del 95% sul terzo canale Rai. La percentuale resta costante anÂche in assenza di eventi ecla-tanti come la successione al pontificato. Chi occupa quel piccolo spazio che rimanervi compaiono soprattutto espoÂnenti dell'Islam e dell'ebraiÂsmo mentre è rarissimo ascoltare una voce o una notizia delÂle altre religioni o delle diverse famiglie del cristianesimo pur presenti in Italia. «Almeno tre milioni di italiani - osserva Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche - vengono ignoraÂti)). Ammesso e non concesso che per esprimere il pluralismo religioso possa bastare una sorta di manuale Cencelli tra le confessioni.
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Secondo un'indagine presenÂtata ieri da un gruppo di comuÂnità di "minoranza", i proteÂstanti non sono addirittura mai comparsi nei programmi "PriÂmo piano", "Giorni d'Europa", "Speciale tgl" e "La vita in diÂretta". Anche nelle rubriche inÂfatti, compresa "Uno mattina", per le religioni diverse dalla cattolica restano appena le briÂciole: tra l'uno e i] quattro per cento delle ore dedicate comÂplessivamente ad argomenti di fede.
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«Provincialismo religioso», lo definisce Maselli. «Non abbiaÂmo alcun intento ostile verso la chiesa cattolica -precisa -, nepÂpure contro i diversi consigli di amministrazione che si sono succeduti alla Rai, poiché sapÂpiamo bene che l'indagine sulÂle reti private e sui quotidiani non darebbe risultati migliori». Gli evangelici, insieme agli avventisti del Settimo giorno, alla Federazione chiese pentecoÂstali e all'Unione induista, hanÂno tuttavia deciso di denunciaÂre questo «deficit culturale» alÂl'Autorità delle comunicazioÂni. E siccome sì tratta anche di una violazione del pluralismo informativo e delle finalità del servizio pubblico, hanno chieÂsto al Garante di «accertare le violazioni» e di porvi rimedio. Il caso Welby è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Anna Maffei, presidente delÂl'Unione battista, racconta che, di fronte al rifiuto da parte del Vicariato cattolico del funerale religioso, lei e la pastora Maria Bonafede, moderatola della Tavola valdese, hanno ofÂferto alla famiglia la propria diÂsponibilità a celebrare un rito cristiano magari in forma ecumenica. La notizia - ricorda - è passata solo di sfuggita su un Tg, ma subito oscurata da una successiva intervista ad un carÂdinale.
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«Si può essere cristiani ed avere opinioni diverse sulle coppie di fatto, sull'eutanasia o su altri temi etici – sottolinea Bonafede - però il servizio pubblico non ci ha mai interrogato». L'intero cristianesimo viene così ridotÂto alla sua versione cattolica nell'unico paese al mondo - osserva polemicamente Maffei -dove gli informatori religiosi si definiscono vaticanisti. E queÂsto non è vantaggio neppure per il dialogo tra cattolici ed alÂtri cristiani.
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I giornali televisivi, radiofonici e stampati prendono grossi "buchi", fa notare Maselli. Per esempio, hanno ignorato l'assemblea del Consiglio ecumeÂnico delle chiese, durata dieci giorni a Porto Alegre, con la partecipazioni di ortodossi, protestanti e anglicani di tutto il mondo.
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I dati ufficiali sull'informazioÂne "sociale" pubblicati via web dall'Autorità per le comunicaÂzioni sono fermi al 2004 e l'inÂdagine sull'ultimo periodo si deve all'attivissimo Centro d'ascolto del Partito radicale. Questa è la ragione per cui il gruppo di comunità religiose di "minoranza", non senza qualche mugugno interno, ha presentato alla stampa la proÂpria denuncia insieme agli esponenti radicali. Pagando però pegno. Anche stavolta qualcuno ha fatto la parte del leone a loro scapito: ben tre inÂterventi di dirigenti radicali più un sermone di Marco Pannella.
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Peccato, perché la denuncia è serissima e lo rimane a dispetto delle forme.