Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
dom 06 apr. 2025
  cerca in archivio   RASSEGNA STAMPA
Suicidio assistito anche per i malati mentali Un tribunale svizzero: ai medici la decisione

• da Il Riformista del 6 febbraio 2007, pag. 6

Nella Svizzera dove tutto è possibile, anche il diritto a suici­darsi, una sentenza del tribunale federale (la massima autorità giudiziaria elvetica) apre una porta finora mai aperta nel dibattito sull'eutanasia: quella del­la malattia mentale. Il tribunale ha infatti ammesso, in linea di principio, che «le persone soffe­renti di problemi psichici o psi­chiatrici possono ugualmente beneficiare dell'assistenza medi­ca al suicidio».

 

Una sentenza, su una materia delicatissima, che rischia di confondere non poco le acque di una materia che, in terra elveti­ca, è sì parzialmente liberalizza­ta, ma la cui normativa affonda le fondamenta in un principio basilare: la manifestazione della volontà (e la relativa capacità d'intendere e dunque volere) del paziente. Chiara, dunque, la contraddizione che viene a crearsi tra il diritto del malato psichico o psichiatrico a non essere discri­minato e la sua incapacità che lo esclude a priori da un percorso basato proprio sulla capacità dell'individuo di esprimere la propria volontà di mo­rire. Non a caso, nella stessa sentenza, il tri­bunale federale svizze­ro ha adottato un'altra misura che «rifiuta in maniera categorica» la possibilità che pazienti individuali  o le orga­nizzazioni Exit  e Dignitas   (composte da  volontari che praticano il suicidio assisti­to) possano ottenere senza ricet­ta medica il pentobarbital di so­dio,  la sostanza  maggiormente utilizzata nelle procedure di assi­stenza al suicidio.

 

La pronuncia del tribunale fe­derale segue un'intricata vicenda che ha per protagonista un mala­to con manie depressive che, do­po due tentativi di suicidio falliti, aveva chiesto all'associazione Dignitas di essere aiutato a mori­re. In quel caso, però, nessun me­dico interpellato accordò la ricet­ta per acquistare il veleno, tanto che il maniacodepressivo, per suicidarsi, adì le vie legali.

 

Prima si rivolse alle autorità del Canton Zurigo, chiedendo che l'associazione potesse otte­nere la sostanza letale senza ri­cetta medica. Di fronte alla pri­ma risposta negativa, l'uomo ha presentato un regolare ricorso al tribunale federale che, pur respingendo fondamentalmente la sua richiesta, si è ritrovato a rico­noscere un diritto più generale: riferendosi alla convenzione eu­ropea per i diritti umani, i giudi­ci federali hanno sen­tenziato che il diritto a darsi  la  morte  debba essere garantito a qual-siasi  cittadino.  Malati psichici  o  psichiatrici compresi. E che a deci­dere, alla fin fine, deb­bano  essere  i  medici che rilasciano la ricetta per il veleno. Ma come stabilire la reale volontà di un paziente che, in molti casi, è afflitto da una patologia che  attiene pro­prio al suo raziocinio? Nella pra­tica, dunque, la patata bollente passa ai sanitari. E i giudici elve­tici hanno sottolineato l'impor­tanza    dell'autonomia    nell'e­spressione della volontà di mori­re del paziente. Che per essere certa, in caso di malato di mente, dovrà essere quantomeno aval­lata da una perizia psichiatrica. Perché da un recente studio, ci­tato proprio dalla corte federale, finora nel suicidio assistito i fat­tori sociali o psichiatrici sareb­bero stati sottovalutati. 


IN PRIMO PIANO







  stampa questa pagina invia questa pagina per mail