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Lustracja e omofobia, le crociate del governo

• da Corriere della Sera del 18 aprile 2007, pag. 15

di Sandro Scabello

Dopo aver ordinato ai provveditorati di eseguire il censimento «a fini statistici» delle ragazze incinte nelle scuole e di essersi battu­to per inserire nella costituzione la messa al bando — bocciata in parla­mento — dell'aborto, l'ultracattolico ed omofobo ministro dell'istruzione Roman Gyertich scende in guerra con­tro gli omosessuali. Se passerà la leg­ge che approderà presto alle aule par­lamentari, gli insegnanti che confesse­ranno di essere gay o «qualsiasi altra deviazione sessuale» rischiano una du­ra sanzione, il licenziamento o addirit­tura la prigione.

 

Vicepremier, Gyertich è il leader del­la Lega delle famiglie polacche, una formazione ultranazionalista e xenofoba, in rovinosa caduta di consensi, che Jaroslaw Kaczynski mantiene nel­l'esecutivo, assieme al populista Lepper, perché non ha altri alleati con cui governare. Il padre, Maciej, europarlamentare, ha pubblicato un pamphlet antisemita che ha scatenato una paio di mesi fa le ire di Bruxelles. La Lega ha lanciato la sua crociata morale: evangelizzare l'Europa a colpi d'intol­leranza. Il suo braccio giovanile, la Gioventù Polacca, quando scende in piazza urla: «Eutanasia per i gay, ca­mere a gas per le lesbiche». Il bello è che Gyertich, quando incontra i colle­ghi europei, chiede comprensione e so­lidarietà per le sue iniziative. Lo ha fat­to anche per il nuovo progetto che vieta ogni discussione e propaganda dell'omosessualità nelle scuole, condan­nato aspramente dalle organizzazioni internazionali dei diritti umani. Un'ennesimo atto di discriminazione, che va ad integrare la lustracja (verifica del passato comunista) in corso in Polonia. Ieri, domenica 15 aprile, sono scaduti i termini per la consegna dei formulari a docenti universitari, avvocati, giornalisti, diplomatici, presidi nati prima del 1972, in cui si dovrà di­chiarare, entro il 15 maggio, se si è collaborato o meno col vecchio regime co­munista. Chi ammetterà di aver lavo­rato per la polizia segreta non dovrebbe subire conseguenze, mentre è previsto il li­cenziamento e la so­spensione dalla pro­fessione per dieci anni per coloro che forniranno informazioni non veritiere o rispon­deranno picche alla richiesta del governo.

 

Il mondo dei media è in fermento, le redazioni divise. I quotidiani vicini al governo — Rzeczppspolita, Dziennik, Fakt — sono a favore della lustracja e accusano quanti si oppongono o han­no deciso di boicottarla di «avere qual­cosa da nascondere». Il sospetto è che la manovra punti a mettere il bavaglio ai media ostili al governo, soprattutto Gazeta Wyborcza, il maggior quotidia­no del paese, e la rete televisiva TVN-24 che molti preferiscono all'im­balsamata televisione di stato.

 

Gazeta, diretta dall'ex dissidente Adam Michnik, ha sempre avuto un atteggiamento fortemente critico nei confronti della lustracja, tranne i casi di persone che si sono macchiate di gravi colpe e reati, ed è divenuta il fulcro della resistenza ad una misura che, se­condo l'opposizione, si è trasformata in uno strumento di lot­ta politica.

 

Ewa Milewicz, opi­nionista di Gazeta, con alle spalle una lunga militanza nell'opposizione anti­comunista, rispedirà al mittente il mo­dulo: «Questa legge è una caricatura. Perché lo stato deve chiedermi se ho ucciso o rubato? Spetta a lui trovare le prove. E poi nessuno può proibire a una persona di scrivere».

 

È difficile immaginare che Ewa Mi­lewicz e i giornalisti disobbedienti ven­gano licenziati dai loro editori. Già i rettori delle principali università del paese hanno fatto sapere che non met­teranno alla porta i docenti che non si adegueranno alla direttiva. È una si­tuazione a dir poco assurda per un pa­ese su sui è abbattuta per mezzo seco­lo la mannaia della censura e a cui po­trebbe porre rimedio, sono in molti ad augurarselo, la Corte costituzionale che si pronuncerà nelle prossime setti­mane sulla costituzionalità della leg­ge.

 



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