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Blair, Lula, Zap hanno di sicuro qualcosa in comune con Sarko

• da Il Foglio del 10 maggio 2007, pag. 3

Che cosa c'è in comune tra Blair, Zapatero e Lula? Su alcune cose molto po­co. Il premier inglese Tony Blair ad esem­pio è un alleato del presidente americano George W. Bush nella guerra al terrorismo; Zapatero la prima cosa che ha fatto da pre­mier è stata di levare le truppe dall'Iraq; e Lula è uno che cerca di essere amico con­temporaneamente di Bush e di Chavez, facendo poi alla fine soprattutto di testa sua. Diversità anche sulla chiesa: nella cattoli­ca Spagna Zapatero un giorno la fa arrab­biare e l'altro pure; nella protestante In­ghilterra Blair è il primo premier che fre­quenta invece la messa cattolica per tenere compagnia a moglie e figli che sono di quella fede, prendendo pure la comunio­ne; e Lula ostenta amicizia con il cardina­le Hummes, ma poi fa ministro qualche pentecostale che la chiesa accusa di favo­rire i missionari protestanti in Amazzonia. Ma tutti e tre, pur facendo riferimento a una sinistra rispettivamente "laburista", "operaia" e "dei lavoratori", in economia razzolano poi in tutt'altro senso. "Il programma di una sinistra moderna passa per un'economia ben governata con avanzi dei conti pubblici, imposte moderate e un set­tore pubblico limitato": è una frase di Za­patero senz'altro sottoscrivibile sia da Blair, il fautore della Terza via, sia da Lu­la, che ha voluto un miliardario come vice­presidente. Tutti e tre sono una sinistra che vince: particolare non di poco conto, dopo il botto di Ségolène Rovai in Francia. E tutti e tre, sempre con riferimento alla Royal, sono poi una sinistra che nel campo dell'ordine pubblico è sarkoziana.

 

"Società senza pregiudizi, ma con regole"

Anche qui, la citazione di Zapatero in campagna elettorale è d'obbligo: "La sicu­rezza in uno stato democratico dev'essere per tutti, non solo per coloro che se la pos­sono pagare". Blair l'ha messa in questi ter­mini: "Io credo che la gente voglia una so­cietà senza pregiudizi ma con regole - re­gole che siano certe, regole che ci regolino tutti, e regole infrangere le quali comporti una sanzione". E Lula: "Dobbiamo combat­tere la delinquenza con molta fermezza e con molta durezza, pur cercando di fare at­tenzione a non commettere ingiustizie". A differenza di Zapatero Lula pensa inoltre che la prevenzione inizia da casa: "Che ogni padre e madre si responsabilizzino dell'educazione dei propri figli, se non vo­gliono che i ragazzi divengano delinquenti e le femmine prostitute". E su ciò concorda Blair, il cui governo ha deciso di conside­rare la delinquenza degli under 16 una priorità, dopo che nel 2003 un adolescente su quattro aveva violato la legge. Dal 2004 la polizia ha iniziato a imporre il coprifuo­co dei minorenni nelle zone più a rischio: anche al centro di Londra dal luglio di quell'anno, dopo le 21 e per ragazzi non ac­compagnati. Nel 2005 la facoltà di imporre analoghi provvedimenti restrittivi è stata estesa a enti locali e scuole. Sia gli inse­gnanti sia gli assistenti sociali sono stati in­vitati a non attendere la prima infrazione per intervenire, ma a segnalare tempesti­vamente i ragazzini più indisciplinati pri­ma ancora che possano arrivare a commet­tere reati o a essere espulsi dagli istituti scolastici. E le sanzioni sono state riserva­te pure ai genitori, eventualmente condan­nabili anche loro a "corsi di recupero": con la differenza che i figli devono imparare co­me comportarsi, gli adulti come educare. Dopo la diffida viene la multa, e dopo an­cora addirittura il carcere. Il tutto nell'am­bito di un "piano quinquennale" che il governo Blair ha lanciato per riaffermare "il rispetto della legge". Attaccando frontal­mente la cultura libertaria degli anni Ses­santa, da lui accusate di aver creato una ge­nerazione di giovani cresciuti "senza disci­plina e senso di responsabilità". Tra i com­portamenti "antisociali" che sono stati san­zionati, anche fare rumore di sera, chiede­re soldi per strada e marinare la scuola. Ma i giovani non sono stati gli unici oggetti del­le oltre 40 leggi sull'ordine pubblico che il governo Blair ha varato. La popolazione carceraria è cresciuta di oltre 15 mila unità, fino a oltrepassare la cifra di 80 mi­la. Di questi i 3.000 minorenni sono oltre il doppio rispetto a un decennio fa.

 

Gli attacchi ad Aznar

Quanto a Zapatero, gli attentati di Ma­drid e i matrimoni gay hanno poi messo in risalto soprattutto il lato pacifista e anti­clericale della sua proposta politica. Ma in realtà in campagna elettorale una delle sue principali critiche al governo Aznar era stata proprio sull'ordine pubblico. "Siamo nel momento della storia di Spagna in cui c'è più criminalità e meno polizia, e dove i vigilantes privati sono oltre il doppio in nu­mero rispetto ai corpi di sicurezza dello stato". "Ci sono regioni, come Madrid e Va­lentia, che hanno un incremento enorme dell'insicurezza cittadina; qui a Madrid ci sono cinquanta aggressioni al giorno e, nel­l'ultimo anno, cento vittime di omicidi vio­lenti a Valencia e Madrid, due regioni dove tutti i governi sono del Partito popolare". Conclusione: "Al Psoe preoccupa molto la sua incompetenza in questa materia. Signor Aznar, lei ha fallito in questa politica di si­curezza cittadina e, per questo, le chiedo che ascolti e dibatta le proposte del Psoe affinchè più spagnoli ogni giorno si sentano sicuri". Che ha fatto poi al governo? La Guzzanti in "Viva Zapatero" non risulta averne parlato, ma il premier spagnolo vanta oggi "un tasSo di criminalità tra i più bassi d'Eu­ropa". "Il tasso di infrazione per ogni 1.000 abitanti si è ridotto fino al 49,3 per cento. La criminalità giovanile si è ridotta di un 5,2 per cento, gli omicidi di un 3,6 per cen­to e i delitti contro il patrimonio di un 3,2". Per raggiungere questo risultato Zapatero ha creato nuove procure, compresa una procura antimafia in Costa de Levante e Costa del Sol. Ha modificato il Codice pe­nale. Ha promesso di aumentare gli effetti­vi di Polizia e Guardia civile di 36 mila unità entro fine legislatura. Ha proposto un centro di intelligence anticriminalità orga­nizzata e nuovi Gruppi di risposta speciale contro il crimine organizzato. Per l'immi­grazione clandestina è invece stato accusa­to di mollezza: sia in patria sia all'estero. Ma lui ricorda che si è comunque ridotto l'arrivo di clandestini via mare. E a Ceuta e Melilla ha innalzato le barriere a protezio­ne alle due enclave, mandando anche l'e­sercito a fronteggiare i clandestini.

 

In Brasile invece pochi risultati positivi possono essere vantati, a proposito di una situazione dell'ordine pubblico gravissi­ma. Ma poiché gran parte delle competen­ze in materia nel locale sistema federale sono degli stati, Lula ha avuto buon gioco a scaricare gran parte delle colpe su go­vernatori in gran parte appartenenti al­l'opposizione. Tuttavia, per quanto era di sua competenza ha agito senza tentenna­menti. Apposta per venire incontro alle continue domande di soccorso dei governi locali nel 2004 ha creato un corpo federa­le denominato Forza nazionale di sicurez­za pubblica: 7.000 tra poliziotti e pompieri distaccati dalle unità d'elite dei singoli stati, e che servono da task force d'urto in caso di emergenza. Ma quando anche que­sta riserva non basta Lula non ha mai esi­tato a mandare ripetutamente l'esercito e la fanteria di marina in strada sia a San Paolo sia a Rio de Janeiro, nei momenti in cui i cartelli dei narcos scatenavano le lo­ro offensive per intimidire le autorità car­cerarie. Addirittura, fino a schierare i car­ri armati attorno alle favelas. Allo stesso modo da marzo Lula ha pure avviato a sua volta la costruzione di un Muro di sicurez­za in acciaio, cemento e filo spinato ai con­fini con il Paraguay: 1,5 chilometri di lun­ghezza per tre metri di altezza in perpen­dicolare al Paranà. Obiettivo ufficiale del­l'opera, a regime da luglio, la lotta a un contrabbando con cifre da capogiro: 77 milioni di dollari di mercé sequestrata nel 2006,6 milioni nei soli primi due mesi del 2007. Ma si pensa in realtà anche ai clan­destini e ai nuclei di sciiti libanesi nume­rosi in quella zona: certamente in contatto con Hezbollah e con sospetti di attrazione verso al Qaida.

 

Più in generale, comunque, in questo momento Lula sta preparando un piano nazionale di sicurezza che sarà annuncia­to il 31 maggio e che comincia dal miglio­ramento dei salari dei 390 mila poliziotti militari e dei 116 mila poliziotti civili, at­traverso un fondo cui dovranno apportare risorse tanto il governo federale quanto gli stati. Inoltre si daranno abitazioni a loro e alle loro famiglie. Ma naturalmente anche Lula pensa a rendere più dure le pene. Non avendo però maggioranza in Congres­so, non gli è riuscito di abbassare dai 18 ai 16 anni l'età minima in cui un adolescente può essere giudicato e condannato.

 

Anche il Messico ha avuto il suo Giuliani

Poco noto in Italia è che anche il leader della sinistra messicana sconfitto di un'in­collatura alle ultime elezioni, Andrés Ma-nuel Lopez Obrador, da sindaco di Città del Messico aveva cercato di accreditarsi con metodi alla Rudolph Giuliani di "tolleran­za zero". Anzi, Giuliani lo aveva addirittu­ra assunto come consulente, pagandolo 4,3 milioni, e procurandosi per ciò i robusti insulti del giornale di sinistra La Jornada: "Che ci fa uno come lui con un proverbiale repressore dei poveri e degli emarginati?". Qualcuno ha poi fatto ironia sul fatto che Giuliani si fosse pappato tutto quel ben di Dio per dargli due consigli assolutamente ovvi: pagare di più i poliziotti per evitare che venissero corrotti. Ma poi l'assemblea del Distretto federale ha approvato con 45 voti contro 7 una nuova legge appunto alla Giuliani, che ha sostituito il carcere alle multe in precedenza riservate ai condannati per piccoli reati. E in effetti le altissime cifre dei furti di autovetture e dei bor­seggi sugli autobus si sono un po' ridotte.

 

Da quando si è candidato alla presiden­za Lopez Obrador si è poi dimesso, e al suo posto alla testa del Distretto federale di Città del Messico c'è Marcelo Luis Ebrard Casaubón. Del suo stesso Partito della Ri­voluzione Democratica (Prd), è quello che ha appena fatto votare una legge sull'abor­to zapateriana che non consente alcuna obiezione di coscienza. E a Zapatero, poi, lui un po' ci assomiglia perfino fisicamente. Ma evidentemente oltre che nell'anti­clericalismo lo segue sul Law and Order la sua ultima battaglia è infatti alla Sarkozy, per sgomberare la pletora di ambulanti che intasano le vie dai tempi precolombia­ni e concentrarli tutti in due grandi mer­cati al coperto.


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